RenziBerlusconi

 Ho letto i giornali, ascoltato i commenti, messo insieme le impressioni, ripensato i punti per me critici, o molto critici, della storia recente. E, con qualche sforzo, recuperato la capacità di trasecolare, che, confesso, avverto sempre meno, di fronte all’andazzo ad libitum della sconquassante crisi politica. Così trasecolo apprendendo che in settori del Pd ci registrano disagi, tensioni, vergogne per l’incontro al Nazareno tra Renzi e Berlusconi. Boh, davvero non capisco. O capisco troppo bene e però lascio perdere, perché dovrei affrontare temi complessi che rimandano a una certa cultura di sinistra del doppio statuto di liceità del giudizio e dell’azione, o dei depositi di verità e dei loro custodi e analoghe luciferine complessità, che è meglio davvero lasciar perdere perché ormai disamoranti oltre misura. La vera onesta domanda a sinistra – ovviamente sul tema RenziBerlusconi – oggi è soltanto una: meglio il convitato di pietra B. in veste di statista al tavolo delle larghe intese, con la palese benedizione del Capo dello Stato, oppure il giocatore di ruzzica sempre B. in veste di concorrente ex aequo nella corsa ad ostacoli per la legge elettorale, e sempre con l’approvazione del Capo dello Stato, ancorché celata?
Per chi non lo sapesse la ruzzica era un gioco molto popolare nelle regioni dell’Italia centrale – Lazio Abruzzo, Marche – nel XIX secolo. Consisteva nel lanciare e far rotolare/ruzzolare – da cui il nome – una forma di percorino legata da una corda lungo i sentieri della transumanza. Il formaggio non di rado si rompeva in varie schegge o si perdeva tra avallamenti e boscaglie. Forse per questo a Roma giocare a ruzzica non è il massimo delle aspirazioni.

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