Deiana

Falluja 2014

Nel 2004, dieci anni fa, tra la primavera e l’autunno, la città di Falluja, rea di opporsi strenuamente all’invasione dei marines in Iraq, fu sottoposta dalle truppe della coalizione ad attacchi di ogni tipo, fino all’accerchiamento e assalto finale avvenuto in novembre, in uno terrificante crescendo di morte e distruzione. La battaglia di Falluja è stata definita la più feroce condotta dai marines in un centro urbano, dopo quella di Hue in Vietnam, nel 1968.

Il numero dei morti e della gente in fuga, non più rientrata, fu enorme. Nella propagande di Bush e dei suoi generali l’attacco a Falluja doveva servire per “spezzare la spina dorsale del terrorismo internazionale”. Ma, come è noto, nessuna spina dorsale fu spezzata, anzi i pozzi avvelenati di quel tipo hanno ricevuto alimento ad libitum proprio da vicende di quel tipo e, per quanto riguarda Falluja, la città è oggi crocevia di tutti i gruppi, raggruppamenti, filiere, connessioni della galassia alqaedista e affini. Con in più l’ancoraggio ai gruppi analoghi della confinante Siria, sconvolta da qualcosa che assomiglia molto a una guerra civile. La cronaca questi giorni ha riportato Falluja alla ribalta. Ma la politica neanche sa di che si tratti e come quello che accadde là abbia a che vedere con noi. Solo dieci anni ma sembra un secolo.
Do you remember la menzognera campagna sulle armi di distruzione di massa?
Falluja, che allora fu roccaforte dell’opposizione sunnita all’invasione, è di nuovo – per altro non ha mai cessato di esserlo – teatro di asperrimi scontri tra il regime del presidente sciita Nuri al Maliki, a cui gli Usa hanno affidato, dopo il loro ritiro, la “sicurezza!” del Paese, e il coacervo di forze contrarie al regime.
Un disastro in atto, tra i tanti che ci sono, diranno molti anche a sinistra. Una sinistra però che ormai non sa fare altro che bisticci da cortile, querelle senza senso e senza intelligenza, trucchi del mestiere per restare a galla. E non può ovviamente pensare di avere qualcosa a che vedere con quella storia.
Molti – capi di stato e di governo, ministri competenti e responsabili militari ma anche parlamenti e rappresentanze democratiche, non fecero nulla o fecero pochissimo per frenare l’operazione di guerra di Bush, smascherandone la menzognera montatura , o ad essa acconsentirono o a essa parteciparono, come l’Italia. Ma non solo furono alleati o complici di una guerra che non doveva esser fatta. Arrivarono a rendersi complici e tacquero su una terribile, oscena operazione di guerra condotta secondo la logica e le modalità della punizione collettiva di un’intera città e della comunità che l’abitava. Colpevole appunto di resistenza. Rappresaglie casa per casa, bombardamenti indiscriminati dal cielo.
Con ogni mezzo i marines procedettero. E fu usato il fosforo bianco, con effetti che furono quelli che furono, su obiettivi umani. Dopo un’inchiesta di Rainews 24, il “particolare” fu raccontato , sul piano “tecnico”, da una rivista specializzata dell’esercito americano, ‘Field Artillery’. Munizioni, spiegava la rivista, usate non soltanto per creare una cortina fumogena che facilitasse le operazioni ma per l’alto impatto psicologico nei confronti degli insurgents. E dunque usate quando le armi tradizionali non facevano effetto.

Le guerre e i loro strascichi. Ma sembra sempre, poi, che dietro quei disastri non ci sia stato nessuno. Tipo “cose che avvengono”.

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