Grande jazz per concludere il 2013

Solo jazz per concludere questo 2013 delle dissolvenze e delle insorgenze. Viviamo un’epoca di cambiamento radicale, per molti versi sbaragliante, e capire davvero, liberamente, quello che succede, fuori dagli schemi, entrambi letali, della nostalgia che non finisce mai e dell’adattamento che in continuazione banalizza tutto, è il primo augurio che dobbiamo farci. Soprattutto se vogliamo affidare ancora alla politica ruolo, funzione, compiti.
Solo grande jazz, per concludere quet’anno della crisi che più crisi non si può, checchè ne racconti il premier Letta, convincente, nei suoi ottimistici proclami sulla ripresa alle porte, quanto un pesce bollito. Grande jazz che amo perché fa parte della mia vita, e dire grande jazz significa, per esempio, quartetto di John Coltrane, Mc Coy Tyner al piano, Jimmy Garrison al basso, Elvin Jones alla batteria, o Roy Hannes, quando capitava che Jones fosse in prigone. Il che succedeva. Grandissimo Coltrane. Risonanze del mondo. Fa bene al cuore.
Auguri alle mie amiche e ai miei amici di facebook; alle ragazze e ai ragazzi di Tilt, che si danno da fare con tenacia per trovare nuove strade della politica. Davvero, auguri. E auguri alle mie amiche femministe, che sono soprattutto quelle non affette da manie vittimistiche verso le donne o da furori perbenisti di vario tipo. Insopportabili, queste ultime, ma auguri anche a loro. Auguri a Sinistra Ecologia Libertà, che ne ha davvero bisogno. Auguri speciali a tutt@ quelli@ che ce la stanno mettendo davvero tutta perché la parola fine sia infine messa al vergognoso trattamento che il nostro Paese riserva ai/alle migranti. E’ l’augurio che faccio anche all’Italia, perché c’è solo da vergognarsi che faccia la figura che fa in sede europea. Pronti tutti quelli della maggioranza a impoverire la vita delle persone fino a superare ogni limite di tutela e sicurezza sociale, pur di rispettare diktat e vincoli europei, ma sull’immigrazione sordi come campane. Fuori dalle chiacchiere, bisogna cancellare subito per via parlamentare la Bossi Fini e cancellare per via operativa i vari luoghi della vergogna, comunque nominati. E por mano a una legge sulla cittadinanza robustamente ispirata al principio dello ius soli, per chi nasce qui, e alla velocizzazione del riconoscimento per chi è nato altrove e ne fa richiesta. Bisognerà spiegare al ministro Mauro che la materia non è di sua competenza.
Auguri a Rosa Jijon che per un bel po’ starà a Quito e qui se ne sente la mancanza. Suguri al progetto “Seconde a chi?”, e al gruppo di lavoro che lo sta portando avanti davvero bene. E auguri a Igiaba Scego, perché dimostra, in modo che si può toccar con mano, che i mondi che si incontrano sono meglio – infinitamente meglio – dei mondi che si arroccano ognuno per conto proprio, autocertificandosi quanto a radici e analoghe sciocchezze. Auguri a tutti quelli che amano il Jazz. Forse soprattutto uomini? Forse soprattutto d’antan? Auguri.

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