«Voglio una Rifondazione che serva alla sinistra»

Elettra Deiana s’è astenuta sulle mozioni che hanno diviso l’ultimo comitato politico nazionale, il “parlamentino” di Rifondazione. Di più: nel suo intervento dal palco ha bacchettato un po’ tutti. Non le è andato giù quel modo di discutere. Così, «autoreferenziale», dice, così lontano da quello di cui ci sarebbe bisogno.

Passato qualche giorno, hai cambiato idea?
No, ho davvero un’impressione negativa di quella discussione.

Che cosa non ti ha convinto?
Tutto, in quei due giorni di dibattito, ci ha rimandato l’immagine di un gruppo dirigente ispirato dalla logica della resa dei conti. Tranne poche eccezioni, tanti mi sono sembrati ispirati solo e soltanto da quei criteri. Il tutto accompagnato da un silenzio assordante sulle ragioni della sconfitta.

Non ti sembra di essere un po’ ingenerosa? In fondo, lo scontro politico lì, in quella sede, è sempre partito da un’analisi della disfatta. O no?
A parte che non è vero quello che dici, credo che se vogliamo discutere davvero e in profondità, bisogna considerare due piani. Ce n’è uno, che si riferisce agli errori politici dell’ultima ora. Parlo dell’improvvisazione nella costruzione dell’Arcobaleno, delle sue liste che è tanto evidente da non doverci spendere molte parole. Ma questo è solo uno dei piani. Ce ne sono altri. Che riguardano processi più profondi, che forniscono la dimensione esatta di come la sinistra sia stata lontana dalla realtà. Di come sia stata tutta chiusa dentro la sua autoreferenzialità, il suo autismo.

Autismo?
Quello di chi parla e poi non riesce a comunicare le proprie ragioni, non riesce a trovare canali di contatto con gli altri.

Ora si dice: ripartire con “umiltà”, sei d’accordo?
A parte che l’espressione non mi piace, sono d’accordo col senso della tua domanda. Io la dico così: occorre avvicinarsi alle questioni con “approssimazioni successive”. Occorre ritornare ad aggredire i temi sperimentando, provando e riprovando. Avendo chiara anche la percezione dei nostri limiti. Sapendo, insomma, che nessuno degli strumenti interpretativi del ‘900 funziona più. Sperimentare, provare, tentare. Senza la pretesa di avere subito la soluzione in tasca.

E invece? Che metodo di ricerca si è scelto nel cpn?
Se vuoi una risposta sincera, ti dico: nessuno. Di fronte alla complessità, lì si è scelta la strada del red rationem. S’è scelta la strada della reiterazione continua dei propri linguaggi, dei propri ruoli. No, non è stata una bella immagine. Penso che le dimissioni del gruppo dirigente – tutto – fossero dovute. Ma fatto questo passaggio, davvero i “duelli” a cui abbiamo assistito non hanno aiutato nè Rifondazione, nè la sinistra.

Usi spesso queste due parole – Rifondazione e sinistra – accoppiate. Eppure, sai bene che la divisione congressuale passerà proprio per questi due termini. Chi metterà l’accento sul partito, chi sulla sinistra.
Ma io sono preoccupata di una cosa che precede tutto questo…

Quale?
Vorrei che si preservasse un minimo comun denominatore. E prevengo le tue obiezioni: non chiedo di ritrovare unanimismi, nè mediazioni impossibili. Penso che occorra trovare le condizioni perché, stavolta, la discussione sia il più possibile vera, profonda. E vorrei che tutti i militanti fossero protagonisti di questa stagione. Evitando di parlare di fronde, di scissioni e di quant’altro. Chiedo una responsabilità collettiva, per garantire che la discussione avvenga nel migliore dei modi possibili. E per farlo occorre togliere di mezzo qualsiasi cosa assomigli ad un duello su chi dovrà gestire le spoglie di questo partito. Mi pare che questo sia nell’interesse di tutti, convenga – diciamo così – a tutte e due le strategie in campo. Sia a quella che punta a torsioni identitarie, sia a chi mette l’accento sulla sinistra.

Discutere tutti e nel migliore dei modi. Ma poi bisognerà scegliere.
E io non dico il contrario. Credo che davvero il congresso dovrà decidere a cosa serve Rifondazione. Penso però che occorra arrivare al momento delle decisioni evitando che si rompa il giocattolo fra le mani…

Già, ma a cosa “serve” Rifondazione?
Vedi Rifondazione non è un partito come tanti. E’ una storia, un’esperienza, un grumo di fatti, di vertenze, di lotte, è un soggetto, è un corpo politico dove si sono incontrati e si incontrano tanti linguaggi, culture. E ora è soprattutto una risorsa.

Rifaccio la domanda: a cosa può servire oggi questa risorsa?
Credo debba servire a costruire una nuova sinistra. Assieme ad altri. Credo che Rifondazione possa e debba tornare ad essere un veicolo per un consapevole processo che porti ad una nuova sinistra.

Ma come possono marciare insieme le due cose, Rifondazione e costruzione della nuova sinistra?
L’altro giorno, come tanti altri, ero a Firenze, a quell’assemblea convocata dalla sinistra di base. Lì, ho ascoltato l’intervento di Tarzan, Andrea Alzetta, il più votato dei consiglieri comunali della Sinistra a Roma. Ha detto che se qualcuno gli proponesse di cancellare Action, di cui fa parte, si arrabbierebbe. Ma ha anche detto che qualcosa di nuovo va costruito. Col concorso di tutti. Ecco, mi sembra un discorso intelligente.

E nel frattempo? Che cosa deve fare la sinistra, quella che chiamano “sinistra diffusa”? Aspettare i congressi?
Ne parlo spesso con i miei amici. Che sono in Rifondazione, in altre organizzazioni o senza tessere. E ci troviamo d’accordo che la situazione di “stallo” sarebbe la risposta peggiore. Certo, va rispettata l’autonomia dei partiti, vanno rispettate le loro scelte. Ma se c’è una possibilità di uscire dal drammatico circolo vizioso fra l’autoreferenzialità dei gruppi dirigenti e la difesa del proprio orticello, questa viene solo da assemblee come quella di Firenze. Viene da una sinistra che deve ritrovarsi, per capire, per ricominciare a discutere. Per riprovare a capire quel che è avvenuto, cosa c’è di “antico” dietro la disfatta. Per tornare a riflettere su chi vogliamo rappresentare. Sono due discussioni che si intrecciano, si toccano. E, penso, debbano contaminarsi.

Di Stefano Bocconetti da “Liberazione” del 26 aprile 2008

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2 Responses to «Voglio una Rifondazione che serva alla sinistra»

  1. Elettra,
    condivido molto di ciò che scrivi, soprattutto riguardo all’autoreferenzialità dei gruppi dirigenti. E’come se d’un tratto ci si fosse fermati nella ricerca di un punto di vista nuovo. Non esiste un solo sguardo nel mondo, e forse la ricerca di questo nuovo sguardo parla anche della storia di rifondazione. Partire da sé ci hanno insegnato le femministe. Partire appunto, non fermarsi in sé. E’ questo che ci ha fatto male. Condivido quello che dici: Rifondazione è un processo che deve servire alla sinistra in italia e in europa, Rifondazione è un partito, e un partito è uno strumento.
    grazie elettra

  2. Avatar daniela
    daniela says:

    Cara Elettra, penso come te che sia finalmente giunto, il momento di ascoltare gli altri, i molti, i tutti che hanno bisogno di trovare delle risposte ai tanti disagi. RIpartire potrebbe essere un momento meraviglioso, ma bisogna allargare le braccia se si desidera essere abbracciati e aprirsi all’altro davvero. adoro gli uomini, ma sinceramente credo che la nascita di una nuova filosofia e buona pratica di sinistra debba essere femminile.
    un grande abbraccio daniela