Dopo il disastro elettorale l’unica strada è cercare di capire

“Punto e a capo”, così il quotidiano Liberazione apriva la prima pagina martedì 15 aprile, all’indomani del terremoto elettorale che ha cancellato senza appello l’intero gruppo della Sinistra Arcobaleno dalle aule del Parlamento italiano. Prc/Se, Pdci, Verdi e Sinistra democratica non hanno più voce né alla Camera né al Senato e non l’avranno per chissà quanto tempo ancora, perché la nuova stagione politica inaugurata dalla vittoria di Berlusconi si annuncia lunga e i progetti di revisione del sistema elettorale, tutti ispirati a criteri molto restrittivi per le minoranze, non promettono ovviamente nulla di buono.
Punto e a capo, allora? Per forza, ma sarà durissima.
La prima cosa che bisognava fare subito alla vista di quei dati, e bisogna comunque fare con determinazione, è fermarsi per cercare di capire. Da dove viene quell’esito devastante che ha ridotto al 3% un bacino di consenso che soltanto due anni fa si aggirava complessivamente interno al 12%? Non ci può essere nessun punto e a capo senza un duro esercizio di analisi e comprensione della realtà che si è sbriciolata sotto i nostri piedi e senza una messa a punto di che cosa sia cambiato negli assetti politico-istituzionali del Paese e come questo sia potuto avvenire. Che senso ha in questo momento invocare un’accelerazione del progetto di costruzione della Sinistra mentre dobbiamo raccogliere i cocci del primo esperimento e capire dove si va, dopo un simile disastro? L’impazienza, dice il filosofo, “pretende l’impossibile, cioè il raggiungimento della meta senza mezzi”. In politica questo significa l’anticamera del suicidio.

Con i risultati delle elezioni del 13 e 14 aprile, il Parlamento italiano ha subito una micidiale accelerazione nel processo di svuotamento del suo ruolo di rappresentanza della sovranità popolare. L’imposizione violenta, mentre è in vigore una Costituzione di tutt’altro segno, di un sistema bipolare/bipartico ne mortifica profondamente la natura e la funzione. Un golpe bianco? Buonista e soft, intessuto di buoni propositi e accattivanti pensierini di gestione bipartisan “per il bene e la tranquillità del Paese”? Di sicuro una metamorfosi mediaticamente veicolata attraverso la martellante e violenta campagna bipartisan sul voto utile e sull’inutilità fastidiosa delle forze minori. E’ dovuto intervenire il Presidente della Repubblica per ricordare il diritto costituzionale al libero esercizio del voto. La Costituzione? La coppia diabolica ha continuato fino all’ultimo respiro nell’esecrazione di ogni voto che non fosse Pdl o Pd.
Il risultato è un colpo durissimo alla democrazia parlamentare del nostro Paese, con un’amputazione della rappresentanza che non ha precedenti nella nostra storia repubblicana e che ci porrà problemi complicatissimi di sopravvivenza e di credibilità politica.
La Sinistra L’arcobaleno, cartello elettorale costruito in fretta e furia, senza nessun reale coinvolgimento né del corpo dei partiti promotori né delle aree di riferimento né del mondo – quanto veramente vasto? – che spinge per la formazione di un soggetto di sinistra unitario, non ha retto alla prova. Poteva? Sarebbe stata necessaria su questo un’analisi ex ante da parte dei gruppi dirigenti. O la mia è un’idea un po’ vecchiotta, mentre sono in auge le sirene dei nostrani scimmiottamenti dell’americano “Yes, we can”? Sta di fatto che la Sinistra L’Arcobaleno è apparsa un oggetto misterioso, senza storia radicamento fascino, senza capacità di suscitare interesse. La questione del simbolo è solo un aspetto ma anch’essa, per chi fa politica, dovrebbe essere considerata con più attenzione.
Un bilancio – ma autentico – della campagna elettorale è una delle condizioni indispensabili per il famoso “punto e a capo”.
Il governo Prodi. Berlusconi ha vinto grazie ai risultati di quel governo. Veltroni ha cambiato la geografia del centro-sinistra, il sistema politico, il target del Parlamento seppellendo premier e programma dell’Unione. Noi ne abbiamo subito fino alla morte le conseguenze.
Punto e a capo. Va bene. Il nuovo soggetto di Sinistra. Va bene. Ne sono convinta. A patto che non passi tutto questo attraverso il nostro suicidio politico.

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8 Responses to Dopo il disastro elettorale l’unica strada è cercare di capire

  1. Cara Elettra, condivido, come ti ho scritto in un messaggino(ma non so se l’hai ricevuto) non solo quanto hai scritto ma anche le tue riflessioni che sono apparse oggi sul giornale.
    Purtroppo la presenza al governo senza discriminanti e la assoluta distanza dalla popolazione (la chiamo così perchè la Lega, che ha le sedi in tutte le piazzette dei paesi del nord, i cui militanti sono presenti con i banchetti ai mercati TUTTO l’anno) ha il polso della situazione molto più dei nostri bravi compagni che pensano che la politica si fa essenzialmente nei palazzi. Non sono populista ma se perdiamo il contatto con la società abbiamo i risultati che meritiamo. Non sono abbattuta ma incazzata sì e vorrei, pur non essendo iscritta, che chi ha diretto questo partito e questa aggregazione facesse una grande autocritica e, dignitosamente, si dimettesse. Un po’ di democrazia!! Forse non tutto il male viene per nuocere..
    C’è ancora necessità di impegnarsi per cambiare ..il mondo. Un abbraccio e grazie per il lavoro che hai fatto e che fai. Anita

  2. Avatar ana maria di miscio
    ana maria di miscio says:

    punto e a capo, ma ricominciando da un coinvolgimento orizzontale, le scelte calate dall’alto se non incontrano l’altra metà della produzione di senso, la base, cadono nel vuoto
    Anna Maria

  3. cara elettra, le analisi che ognuno di noi fa sono ormai lucide e chiare: cartello elettorale debole e tradito da pdci e verdi, in partenza. partiamo da questo intanto, io faccio parte di una segreteria prov.le,prc ovviamente, faccio il consigliere com.le in un comune fascista (lo chiamo per nome e cognome!), mi sono dannata l’anima e consumato suole delle scarpe per la S.A., l’ho fatto convintamente perchè, come penso molti di noi, sentivo forte il rischio che incombeva su queste elezioni, l’ho fatto con amore e rispetto per quella “tessera” che porto con me! bene, ora mi tolgo i sassolini dalle scarpe consumate, in tutta la campagna elettorale non si è mai visto un comunista italiano… o un verde…, impegnarsi con lo stesso amore e lo stesso timore.. e così, girando molto e avendo amici compagni ovunque, è successo un po’ altrove! è stata la campagna elettorale di rifondazione e sinistra democratica..
    Altro punto, vogliamo parlare delle candidature? andavamo in giro (toscana) e ci chiedevano perchè al senato c’era la palermi (mai vista!! mi pare che abbia fatto presenza, supportata dalla campagna elettorale portata avanti dai comunisti i. in solitario..), perchè giordano alla camera.. perchè non sono andati a mettersi in gioco dalle loro parti e lasciato il posto ai nostri rappresentanti toscani? questo ci chiedevano in molti e questa è la politica che non vogliamo più, ad esempio! Il nostro allocca era piazzato solo al terzo posto in senato.., già spacciato comunque andava..caruso in veneto, vladimir in sicilia ecc ecc.
    terzo punto il voto utile..il 40,3% dei voti di rifondazione sono andati al PD e il 6,3 all’italia dei valori.. un prosciugamento, per non parlare poi dell’astensionismo..
    Poi la partecipazione al governo, la mortificazione nostra di non aver portato a casa nulla o pochissimo, abbiamo fatto da banca del sangue al governo prodi..
    insomma tutto, abbiamo pagato tutte le “variabili” possibili e immaginabili..
    Allora che fare? ripartire subito con umiltà e tutti dirigenti ex parlamentari militanti, occorre che ognuna/o di noi torni a sporcarsi le mani, torni ad essere disponibile a frequentare i circoli dei territori.. agenda personale a parte..
    Credo che ce la faremo unite/i a risalire la china, aspettando il congresso usiamo quanto ci manca da questo per capire quale percorso intraprendere! un abbraccio dalla maremma, stefania

  4. Avatar Alberto
    Alberto says:

    Benché in questi giorni si invochino analisi sempre più sotili e approfondite del disastro elettorale, le cause mi sembrano abbastanza chiare: una fusione a freddo poco convincente e comprendente anche i Verdi che come formazione politico- partitica autonoma hanno perso di senso, Un’esperienza disastrosa nel governo Prodi all’interno del quale la sinistra non ha saputo essere nè di governo, nè di lotta, ma apparendo invece semplicemente indecisa e debole, oltrechè divisa. Il voto utile che è stato lo sbocco naturale di entrambe le prime due cause. E infine l’assenza dal territorio,
    Ma la domanda del come sia stato possibile sparire dalle aule parlamentari non va confusa con un’altra, certamente più interessante: come si è arrivati a subire così drammaticamente il peso di circostanze avverse e degli spostamenti delle coordinate politiche nell’area di centrosinistra? E’ evidente che il messaggio espresso è stato debole, insufficiente e probabilmente completamente fuori centro. Va completamente ripensato il ruolo della sinistra all’interno di un capitalismo globalizzato e del declino o comunque del ridimensionamento del Paese nel suo complesso. Tutto questo non può probabilmente essere compreso a fondo con strumenti di analisi nati in tutt’altra situazione, quella dei capitalismi nazionali e della traiettoria ascensionale delle economie occidentali, condizioni queste ultime che sono state costanti per oltre un secolo. Categorie come lavoro, tempo, sfruttamento, classe sono profondamente mutati e richiedono risposte meno schematiche. Se il messaggio è fuori sintonia, appare incongruo, poco credibile e persino effimero, si avrà il paradosso che la massima “sinistra” dell’elettorato si esprimerà in direzione della conservazione. Anche di quella più becera e scomposta, come di fatto sta già avvenendo.

  5. Avatar michela
    michela says:

    cara Elettra io avrei molte cose da dire, molte riflessioni da esprimere e domande da fare…io vengo da una famiglia di origini storicamente di sinistra, dal papà comunista che ha pianto alla morte di Berlinguer, al nonno che militava nel lontanissimo psiup…storie diverse ma simili nella vocazione ideologica, la società prima di tutto, la solidarietà, la voglia di fare…la voglia di credere e di esistere.
    la storia politica italiana è costellata da una serie infinita di travagli interiori ma la rappresentanza di sinistra ne è sempre stata una componente necessaria…ne rappresentava una parte numerosa e importante delle compagini sociali.io sono cresciuta così…con valori che vedo ormai anichiliti dai bisogni del singolo, dalla voglia di capitalizzare le proprie vite, all’americana…l’uome che si fa da sè e che nel suo tragitto è lecito affondare chiunque gli intralci la strada.
    io ho 35 anni, sposata da quando ne avevo 18, ho lasciato il liceo per crescere mia figlia, a 20 anni inizio il mio percorso in fabbrica, prima scarpe poi alimentari, esperienze diverse ma molto dure, esperienze che ti temprano, in cui o ti conformi o affondi, io non mi sono conformata, ho tenuto duro mantenedo saldi i miei principi e sono sopravvissuta, da sola…contro un sistema!
    ora sono uscita per sei mesi dalla fabbrica, sto facendo un percorso da funzionario sindacale con la cgil, ho colto il disagio e il dissenso della gente e per molti versi l’incapacità del sindacato di cogliere segnali che dovevano essere lampanti, evidenti…molti del sindacato si sono arroccati su posizioni di presunzione senza ascoltare!!!!!
    il sindacato è una componente importante ma oggi nessuno si iscrive perchè crede nel sindacato, lo fanno per puro interesse, per i servizi che il sindacato dà… e il sindacato per primo afferma che questa è la linea da tenere…questo modus operandi non mi piace e non lo condivido!!
    non siamo una sociertà di servizi e chi si iscrive con tali convinzioni è labile hai cambiamenti, a favore di chi il servizio lo dà in modo più efficente.
    mi dicono:le ideologie sono cadute, i valori non intaccano più la gente…è vero ma io non lo accetto e non accetto che nessuno faccia niente per cambiare questo stato…io a mie figlie ho insegnato valori importanti che vanno dalla famiglia, al lavoro, alla solidarietà ma anche al rispetto delle regole, a non essere ipocriti, a credere in un mondo migliore…utopia? forse ma finchè c’è qualcuno che ci crede c’è speranza..
    non credo che sinistra ed innovazione non possano camminare assieme, anzi, credo che i valori e le ideologia vadano portate alla nova società che si è andata formando proprio perchè disidratata da tutto questo!
    ciò non vuol dire accettare tutto con indifferenza, ciò non vuol dire accettare uno stato poco sicuro, uno stato che non è capace di innovarsi nelle tecnologie…ma uno stato che sa rendere plausibile un connubio che è possibile!
    l’immigrato che lavora , che si integra, che rispetta le regole deve rimane e deve avere il diritto di voto, l’immigrato che calpesta i doveri e i diritti altri, permettendo all’italiano di fare di tutta un erba un fascio deve essere riamandato a casa…il petrolio sta diventando una rarità molto cara, è nostro dovere cercare soluzioni alternative…e così via, ne avrei per un inciclopedia , ma non voglio tediare…ne avrei parecchie anche sulle donne, sulle famose quote di genere che io odio! la nostra società non deve imporre le quote di genere, la partecipazione delle donne dovrebbe essere un processo automatico e non dovuto, questa sarebbe una grande conquista, utopica nella nostra società…quindi ci teniamo quote che obbligano la partecipazione femminile!!
    la donna è un valore aggiunto sempre e cmq, quando la nostra società matriarcale lo capirà??? matriarcale e maschilista, per giunta…inutile dire che negli stati nordici ciò non esiste da tempo, ma questa è un altra storia, un altro mondo…
    io, michela , ho tanta voglia di dare e di fare, e a questo proposito le pongo la domanda…una persona come me cosa deve fare, o meglio cosa può fare per aiutare a non far sparire la sinistra??

  6. Cara Elettra,
    ho letto oggi su Repubblica del diverbio tra le varie mozioni di RC.. mi sento davvero triste.
    Triste come tanti altri compagni perchè abbiamo paura che i vertici del partito seguano una linea che non risponde a nessuna esigenza dell’elettorato, ma ad un semplice bisogno di “autoconservazione” dell’elite dirigenziale.
    Se ci perdiamo in queste lotte di potere e non ritorniamo al lavoro sul territorio rischiamo veramente di sparire e di non poter più “rientrare” nella storia politica di questo paese.
    Condivido il tuo discorso sul simbolo (non inteso come feticcio ma come testimonianza dei nostri valori nel tempo) e allo stesso modo mi è sembrato sciocco che SA imitasse tutti gli altri partiti nel formare un unico cartello elettorale, seguendo la logica dell’arraffamento all’ultimo voto e facendo affidamento solo sul buon senso dello zoccolo duro e non su una proposta elettorale efficace.
    La gente non ci ha riconosciuto e ci ha considerati incapaci di lasciare un segno, così come in altre occasioni passate di governo, ecco perchè ha scelto il “meno peggio” (PD in questo caso) per evitare un guaio ancora maggiore (un altro governo Berlusconi).
    Abbiamo perso il contatto con il soggetto che storicamente ci ha distinto (i lavoratori) e molti compagni già accusano le battaglie come quella per i diritti civili per aver “snaturato” il partito o addirittura allontanato possibili elettori.
    Come possiamo parlare di unità in questo clima?
    E già qualcuno si diverte a parlare di Terza Repubblica, mentre Berlusconi già si comporta come un leader in uno stato presidenziale…

  7. Anch’io come Andrea, come Michela, temo che il disastro elettorale possa produrre ulteriori danni, spingere capi e aspiranti capi a risolvere tutto in chiave di rafforzamento degli schieramenti – vecchi e nuovi – e delle posizioni che sono già acquisite da chi ne è convinto ma che mai sono state seriamente discusse. Invece abbiamo bisogno di discutere liberamente e ampiamente, riflettere, coinvolgere i soggetti di riferimento, fare di Rifondazione un punto di incontro per tutti i compagni e le compagne che si interrogano sul disastro. Iscritti e non iscritti. Non ci aiuta al contrario una discussione che tenda già a definire strategie definitive, mentre dobbiamo rimettere insieme i cocci – di casa nostra ma non solo – e non sappiamo ancora bene le ragioni di fondo, le dinamiche, le inadeguatezze che hanno contribuito al fallimento della campagna elettorale. Per grandi linee sappiamo – o pensiamo di sapere – le ragioni dello tsunami che ci ha travolto ma non nella realtà profonda dei luoghi, dei territori materiali e mentali nei quali si determinano le scelte di donne e uomini.
    Penso che il congresso di Rifondazione dovrebbe essere costruito come una tappa di avvicinamento a capire un po’ del nostro “che fare” nei prossimi mesi, senza definitive pretese strategiche – su quale analisi materiale delle cose a nostra disposizione si fondano le varie strategie in ballo? Salvare il salvabile sviluppando insieme alla riflessione la massima proiezione su alcune iniziative che rispondano a concrete esigenze di questo o quel territorio, che ci rimettano in contatto con quanti/e non sono disponibili ad accettare supinamente le scelte che la nuova maggioranza si appresta a varare e a dimenticare i danni che l’altra maggioranza ha lasciato in sospeso. E non ci daranno più gratis la loro fiducia.
    Un congresso di approssimazione, così lo voglio chiamare, molto aperto, che trovi convergenze tra le diverse posizioni sul che fare adesso, metta a valore il meglio della storia di Rifondazione, rimandi a un secondo tempo, con procedure decise insieme, l’approfondimento di alcuni temi di fondo, quelli appunto “strategici”. Esempio: lavorare per una nuova sinistra unitaria e plurale, che preveda anche il superamento di Rifondazione, o costruire alleanze stabilmente operative mantenendo in vita sine die il Prc?
    Oggi – data l’entità del disastro – qualsiasi sia l’orientamento che prendiamo da qui si dovrebbe partire: salvare e rilanciare quello che abbiamo.
    La Sinistra L’Arcobaleno è stata un’operazione politicistica e di facciata, inventata a tavolino, senza appeal, senza forza di attrazione, sconosciuta e lontana dal cuore della gente. Come scrive Alberto, il messaggio che ha espresso “è stato debole, insufficiente e fuori centro”. Questo lo può capire anche una bambina. Quello che dovremmo capire è perché si è fatta una tale scelta, per quali calcoli politici o illusioni o speranza. O abissale distacco dalla realtà. Che cosa ha discusso la cabina di regia o di che cosa non ha discusso prima di arrivare a quella scelta?
    Il simbolo. Non la generica falce e martello ma il simbolo di Rifondazione, riconoscibile non perché è un mero segno grafico – ma perché è una storia, un sentimento in comune, una scelta di parte non invocata astrattamente ma vissuta sul campo, nelle lotte, nei movimenti, nell’ostinazione politica a voler mantenere aperta una strada a sinistra.
    Serve anche altro. Serve affrontare con maggiore serietà la questione del lavoro, come suggerisce Alberto – complicatissima e non certo rappresentabile nella maniera tradizionale – e il rapporto tra le mappe dei diritti. Io credo che la qualità e la complessità dei diritti riconosciuti o da riconoscere sia il metro irrinunciabile per misurare la qualità del rapporto tra cittadini e Stato e che non possa essere astrattamente stabilita una scala di priorità tra diritti civili e diritti sociali.
    In Italia tra l’altro gli uni e gli altri sono disattesi.
    Ma la reazione di molti lavoratori descritta da Alberto costituisce un problema politico sia in sé, perché richiede una nuova capacità di comunicare e farsi capire, sia perché la drammaticità della questione sociale non può non diventare, soprattutto per chi ne soffre di più, la questione delle questioni.
    Serve anche altro ma si potrebbe cominciare da qui.

  8. Avatar piersky
    piersky says:

    Cara Elettra, ti scrivo dall’Inghilterra, paese in cui mi sono trasferito, forse definitivamente per fare il ricercatore universitario. Ho 31, nelle passate elezioni votavo RC (ma con diversi se e ma, perchè non mi andava tutto bene di questo partito). Premetto, che provengo dalla provincia Piemontese, ovvero da una delle tante regioni che non sentono di avere più nulla da spartire con i partiti della sinistra…Anche nelle città operaie della mia ex-regione (esclusa parzialmente, per ora, Torino) hanno votato in massa Lega e Pdl (comprese quelle città che avevano, sino a qualche hanno fa, una discreta rapprrsentanza di Sinistra)..Io, come molti altri, non ho votato la SA, in parte per ragioni tecniche (non mi sono iscritto in tempo all’AIRE), in parte per volontà.

    Dopo la sconfitta, ho cercato attraverso Internet, che mi ha fatto soffrire molto, se i Leader e i membri della base del partito si pongano veramente la domanda del perchè si è perso, e del perchè la Sinistra (con il CS tutto, a dire il vero) stia letteralmente scomparendo da buona parte del Nord e del Sud…Purtroppo, sono molto pochi quelli che si rendono conto delle reali ragioni e del significato profondo di questi eventi…
    Per un elettore, che non è però un attivista del partito, le ragioni sono molto chiare (bast aconfrontarsi con l agente e navigare un pò su internet per conoscerle):
    1) si parte dall’indulto (questo provvedimento ha fatto incazzare tutti i diversi tipi di Bacini elettorali potenziali della Sinistra: dall’operario, allo studente, al lavoratore di concetto…)

    2) un rapporto ambiguo con il Governo (lo si critica aspramente, ma poi si lasciano passare le peggioporcate, vedi TFR)…Ci si batte come matti sull’abolizione dello scalone, quando è l’operaio di Mirafiori che dice che il problema non è andare in pensione qualche anno dopo, ma avere una pensione decente. Ora, l’operaio di Mirafiori, credimi, non è stupido, sa che andrà in pensione con una pensione da fame, preferisce una pensione decente con qualche anno di lavoro in più!
    Stesse cosa per l’articolo 18, ci si è battuti per l’articolo 18 senza se e senza ma, quando i salari perdono potere d’acquisto e non ci si scalda tanto per questo…

    3)Molti hanno votato Lega, perché temono gli extracomunitari, i ROM e sono terrorizzati dalla delinquenza (REALE O PERCEPITA) e si sentono presi in giro (parlo dei lavoratori) quando Bertinotti in TV dice che gli extracomunitari appena arrivati in Itali adevono avere diritto alla casa…
    La risposta scandalizzata che voi date a questi lavoratori (vostri ex-elettori) è che sono razzisti e rilanciate con le proposte di chiusura dei CPT…

    Ora, io non voglio dire chi ha ragione, se gli operai siano diventati razzisti, intolleranti, o voi troppo idealisti e fuori dalla realtà…C’è di fatto che la politica si fa sul consenso e voi il consenso lo avete perso…Nel Nord e in buon aparte del Sud è tutto lo schieramento che va dalla Sinistra al Cs che perde consensi, specie nelle classi meno agiate…
    forse sarebbe opportuno iniziare a discutere con queste persone che vi hanno tolto il voto e cercare il perchè..lasciarvi inquinare per poi inquinare a loro volta, producendo consenso, chiedendovi il perchè la gente vi percepisce ormai come i protettori di ROM, delinquenti, clandestini e nemici dei lavoratori Italiani…
    Quello che è avvenuto il 13/14 Aprile non è un fatto estemporaneo, è l’accelerazione di un processo che prosegue da molti anni e che sta facendo migrare voti e consensi dal CS alla CD e dalla sinistra al CS…
    Non ci si nasconda dietro al voto utile (che si ripresenterà alle prossime elezioni), perchè già nell 2006 alla camera, dove era presente l’unico simbolo DS+Margherita, Rc Vedi e PdCI hanno avuto performance di almeno 1/3 inferiori al senato:questo può significare che l’elettorato della sinistra è attratto dalla presenza di un grosso partito di CS (che garantisca stabilità e governabilità), voto utile a parte.

    P.S. La ragione principale che adduco per non avervi votato alle scorse elezioni è stata (oltre al vergognoso indulto) il vostro atteggiamento nei confronti della laicità e della Chiesa: le parole del Ministro Mussi che attacca i 67 eroi della Sapienza non mi sono passate inddenni, e ben valevano la perdità del mio voto,..anche solo per simpatia nei confronti dei 67 fisici, essendo io un fisico:)…ma sulla laicità e sui diritti civili si dovrebbe aprire un’altro velo pietoso…

    Concludo, dicendo, che non mi stupirò se Lei o i frequntatori di questo blog mi attaccheranno per quello che ho detto…Del resto, questo sarebbe solo la riprova del famoso scollamento tra Paese reale e partiti di Sinistra