Intifada n.2: Solidarietà a Giuliano Ferrara? No, grazie.

Il tour elettorale di Giuliano Ferrara si va snodando tra contestazioni più o meno infuocate, qualche sberleffo femminista, prove di piazza con poliziotti in tenuta antisommossa. A Bologna il non gradimento nei confronti del personaggio si è espresso in forma inequivocabile, con lancio di uova e pomodori, slogan tostissimi e animati fronteggiamenti tra manifestanti e tutori dell’ordine pubblico.

Questi ultimi, come troppo spesso continua ad accadere, nell’adempimento della loro funzione hanno dato prova di essere molto fuori misura e questo continua a essere un problema non di poco conto. Personalmente sono convinta che occorrano altre modalità per contrastare l’iniziativa di Ferrara, altra forza culturale e politica, altra capacità di mettere insieme i pezzi di un puzzle che ha alimentato negli anni un grande processo di civilizzazione delle relazioni umane e che oggi rischia di implodere. Autodeterminazione delle donne, responsabilità femminile sul proprio corpo e sulle proprie scelte sessuali, di maternità, di vita. Consultori, legge 194….Ci vuole una nuova forza delle donne, un nuovo impegno di civiltà di uomini e donne. In Parlamento e nel Paese. A questo dobbiamo lavorare.Ma in piazza a gridare – vistosamente manifestare – il proprio sdegno si può? Ci mancherebbe che no e tutto diventasse uno scambio di flautate e sterilizzate opinioni in qualche salotto televisivo o sulle colonne compiacenti di qualche quotidiano. C’è un punto da chiarire: in ballo è un punto irrinunciabile della libertà e dignità delle donne. La campagna sulla “moratoria aborto” è di una violenza contro le donne come raramente era accaduto nel nostro Paese. Non è un’opinione: “Sono contrario all’aborto, mi piacerebbe che le donne non ricorressero alla 194. Farei di tutto per convincere una donna a non farlo”. Ognuno è libero di pensare come vuole. Ma qui si tratta di una campagna di criminalizzazione e intimidazione senza mezzi termini, per il momento sul piano morale, poi si vedrà: le donne come assassine, l’aborto come condanna a morte, per di più di una vita inerme, come dice Ratzinger. Ferrara nel casino che le sue apparizioni suscitano ci sguazza. Probabilmente le cerca con la luciferina acutezza che lo contraddistingue. La sua moratoria sull’aborto ha fatto molto rumore, altro ne farà, stiamone certe, perché non è tipo da mollare l’osso. Solidarietà perché gli hanno buttato addosso i pomodori? Mi sembra proprio fuori luogo. O no? Personalmente solidarizzo con le giovani e i giovani di Bologna malmenati da poliziotti fuori misura.

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6 Responses to Intifada n.2: Solidarietà a Giuliano Ferrara? No, grazie.

  1. trovo scandaloso che Bertinotti abbia solidarizzato con Ferrara. Da Cofferati ce lo aspettavamo, ma dal premier della sinistra arcobaleno proprio no.

  2. Cara Elettra, come sai sono sempre stata una bertinottiana ma da un po’ di tempo mi sembra che Bertinotti stia esagerando!
    Sto facendo volantinaggio nelle piazze di Milano e contrasto quelli che mi dicono che si è imborghesito ma,certo,possiamo dire(e spero che tu riesca a farmi/ci da portavoce presso di lui e il partito)che non pare proprio che stia capendo nulla dei movimenti! Questa solidarietà così totale (come quella d’altra parte espressa a Mastella tempo fa) fa dire ai cittadini che “la Casta”si difende sempre ed ovunque. Mi farebbe piacere sentire qualche voce fuori dal coro anche perchè non vorrei che questa accelerazione sulla costruzione del nuovo soggetto politico avvenisse “da destra” e soprattutto con giochi politici privi di quella democrazia che ritengo indispensabile per qualsiasi forza della sinistra. Un abbraccio e buon lavoro in questa difficile campagna elettorale! Anita

  3. Avatar carmen
    carmen says:

    Cara Elettra,
    mi fà davvero arrabbiare sentire che Bertinotti esprime solidarietà al promotore della lista pro life spiegando che la violenza “non è mai giustificata”. Non è giustificato che quell’essere dica le cose che dice e faccia le cose che fa. Non è giustificato questo attacco indiscriminato alle donne da parte di questa gente, della chiesa e di una gran parte dei politici. Ed è sicuramente “violenza” quella fatta da 6 poliziotti che si sono presentati da una poveretta che aveva appena “subito” un aborto chiedendole spiegazioni. E’ sicuramente “violenza” quella fatta dagli “obiettori di coscienza” che rifiutano di adeguarsi ad una legge per intascare migliaia di euro sottobanco. E’ sicuramente “violenza” quella fatta a migliaia di giovani precari che non hanno nessuna garanzia per il loro futuro. Qualsiasi contestazione fatta a Ferrara è semplicissimo diritto di parola. Lavoro quotidianamente per queste elezioni e ti assicuro che è davvero difficile farlo perchè c’è molta gente che non vuole più votare, molta gente che dice di non fidarsi più di noi, molta gente che ci accusa di qualsiasi cosa non vada bene nel paese. Non dico nulla di nuovo perchè sono sicura che sia la stessa esperienza che stai provando tu ma davvero mi risulta difficile accettare anche la solidarietà a chi sta facendo di tutto per farci sparire.
    Abbracci Carmen

  4. Anche lui ha buttato un pomodoro sulla folla. Chi l’avrebbe detto? A guardare la scena sul video pensavo che l’avrebbe ingoiato in un sol boccone.

  5. Sono d’accordo.
    Non si può esprimere solidarietà a un politico solo perchè si prende due pomodorate addosso. Perchè Ferrara ha deciso di intraprendere questo percorso politico? Questioni sue ma si prenda la responsabilità di quello che dice.
    E poi i pomodori e le uovo non sono armi pericolose. La politica è anche forte contrasto

  6. Ciò che fa problema, soprattutto, è la forma quasi ostentata della solidarietà e l’arco ampio – politicamente parlando – di chi l’ha espressa – la solidarietà a Ferrara – in questa forma ostentata, fuori misura. Uno poteva dire: “Non sono d’accordo con i pomodori e le urla. Ognuno ha diritto a dire quello che pensa”. Punto.
    Ci sarebbe da discutere ovviamente sul richiamo a questo asettico scenario liberal-democratico, nell’epoca in cui la concentrazione del potere mediatico riduce in maniera preoccupante il numero di quelli che possono far conoscere il proprio punto di vista e monsignori, santoni teodem e teocon, cinici politici in cerca di consensi, ex liberi pensatori in carriera invadono il set mediatico e ti stramazzano con i loro precetti etici. Ma, insomma, sarebbe un’idea dei rapporti sociali, delle regole, del bon ton con cui fare i conti.
    Oppure ci si poteva aspettare qualche attestato di solidarietà e, almeno, qualche benemerito silenzio. E, soprattutto, qualche intelligente distinguo, del tipo: “Questa volta però l’ha fatta grossa, il Ferrara. La contestazione in casi così è quasi fisiologica”.
    Invece no. Solidarietà a gogo. L’onda solidale nei confronti del direttore del Foglio ha rotto gli argini, si è espansa in tutte le direzioni, è diventata uno tsunami, al punto che il Corsera ha dedicato all’argomento un pensoso editoriale. Solidarietà senza “se” e senza “ma”, dunque, a vastissimo raggio, dirompente e commossa. Anche uomini di sinistra di primo piano hanno fatto questa scelta infelice.
    La cosa più straordinaria è che via via questi attestati di solidarietà hanno cancellato le tracce della “cosa” di cui Ferrara si è reso protagonista: la promozione di una campagna senza precedenti contro le donne, una campagna di criminalizzazione e di odio che vuole cancellare il punto più alto di approdo dei processi di emancipazione e liberazione delle donne: l’affermazione delle donne come soggetto di diritto, soggetto morale, soggetto responsabile delle proprie scelte. Cittadine a pieno titolo, dunque, in quanto responsabili di quel corpo asimmetrico attraverso cui e grazie al quale prende vita la vita di ogni creatura che venga al mondo. Corpo mente cuore senza il quale non ci sarebbe nascita. Soggetto, ogni donna, responsabile di una scelta – “ la prima e l’ultima parola spetta alla donna” – senza la quale ogni donna precipiterebbe di nuovo nel buco nero del disconoscimento del suo essere soggetto di diritto proprio in quanto il suo corpo è sotto la sua responsabilità. L’abbiamo chiamato principio di autodeterminazione.
    Ferrara vuole consegnarci l’immagine delle donne come assassine di creature e la torsione che opera con la sua moratoria rispetto a quella sulla pena di morte ha veramente del micidiale. Un fosco set da medioevo, tribunale dell’inquisizione, caccia alle streghe, misoginia pura.
    Non si vuole abolire la 194, dice lui e ribadiscono i suoi e le sue fans. Peggio, si vuole costruire un clima di riflusso reazionario su uno dei punti più alti della liberazione umana. A cancellare la 194 tanto ci pensano medici obiettori, consultori invasi da pro-life, divieti a vendere la pillola del giorno dopo.
    “Caro Ferrara, discutiamone compitamente”?
    Siamo veramente alle comiche, tanto per tenerci allegri.