La cronaca e il Palazzo

La cronaca e la politica: a sentire conduttori e conduttrici tv sembra che tra le due cose non ci sia rapporto. Ti descrivono l’Italia in tilt da neve, i guai della capitale nelle mani di un sindaco da stramazzo, trenitalia che abbandona al freddo e al gelo per giornate intere treni regionali carichi di cittadini, comuni isolati senza acqua né luce, l’esercito in marcia per spalare, insomma carenze di manuntenzione di tutto, deficienze nella cura di ciò che serve per la vita delle persone e la salvaguardia del territorio, un’Italia in default di sopravvivenza e altro e dopo improvvisamente ti dicono che passano alla politica.

Perché? Non c’è forse un nesso tra i fatti del Paese, soprattutto certi avvenimenti e certe vicende, e la politica? Di che si deve occupare la politica se non di quei fatti? Dichiarare le sue responsabilità, cercare soluzioni, immaginare almeno di far meglio? Passiamo alla politica?

Dovrebbero dire almeno passiamo al Palazzo. Infatti ci raccontano delle scaramucce che avvengono nel Palazzo, quelle tra i partiti che sostengono Monti, quelle tra le correnti dei partiti, quelle tra gli esponenti di partiti che non ci sono più e le dichiarazioni dell’uno o dell’altro, i giri di valzer su riforme di cui si parla da vent’anni e tutto quello che volete. I fatti della cronaca, i fatti del Palazzo.

E la politica? Non c’è più. O quasi.

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