Unità d’Italia

L’anniversario dei 150 anni di unità nazionale non poteva capitare in un anno peggiore, tra leghisti astiosi e secessionisti, Villa Arcore e Palazzo Grazioli in tutt’altre faccende affaccendati, la lingua madre alla malora e la ministra Gelmini alla carica e poi Pompei più volte disastrata, Genova, le Cinque Terre, il Veneto e ancora, in giro per la penisola, disastri da territorio malato e l’Europa che ci commissaria, la crisi che fa stramazzare il Paese, i diritti che vanno in fumo e la politica che si squaglia. E arriva il Governo dei Tecnici per salvare l’Italia e intorno a esso il mantra della lode quotidiana è talmente esteso da risultare imbarazzante, se solo si riflettesse un momento sulle cose, ma nessuno ci fa caso, anzi le lodi crescono in maniera esponenziale, come se l’attesa del Salvatore, l’epifania del Medesimo e la Sua esposizione coram popolo e l’acclamazione gionaliera del Suo operato fossero il frutto di un’attitudine nazionale irriducibile, un male italico dell’anima, una vocazione innata ad affidarsi a qualcuno. Dopo 17 anni di affidamento a Berlusconi, oggi un altro affidamento, per di più neanche scelto ma “tecnicamente” guidato e imposto: pessimo anniversario. Eppure a primavera milioni di cittadini uomini e donne non si erano affidati a nessuno e avevano votato come hanno votato e altro ancora, da questo lato delle cose – che è il lato della cittadinanza attiva e responsabile – potrebbe essere ricordato.
Le celebrazioni retoriche servono a poco, anzi sono controproducenti perché offrono alibi per pensare che 150 di storia patria come la nostra non obblighino a riflessioni serie su a che punto sia il nostro Paese. Intanto comunque finisce l’anno horribilis dei 150 anni e comincia il primo dei prossimi. E allora, visto che in questi giorni si fanno gli auguri perché il tempo natalizio è quello di un nuovo inizio, il mio augurio è che il nuovo anno offra davvero qualche chance positiva al nostro Paese, anche restituendo alla politica un po’ del suo ruolo, perché si dia da fare seriamente per ritrovare la bussola del che fare, con i cittadini, donne e uomini e giovani, soprattutto, i loro diritti, la loro voglia di partecipazione, il loro amore per le cose.
Auguri.

 

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