Nota politica per Bianca e Maria Rosa che sono in Senegal

Dopo le elezioni regionali di Marzo, l’Italia è sempre più a destra e Berlusconi può continuare a raccontarcela. Forse diventerà anche presidente della Repubblica. Mai dire mai. Gli aspetti preoccupanti della vicenda sono molteplici e vanno ben oltre la sconfitta elettorale. Innanzitutto l’ulteriore degrado a cui è arrivata la crisi della sinistra, da cui anche Sinistra Ecologia Libertà è gravemente segnata. Come è ovvio, direbbe il famoso marchese, visto che anche noi siamo frutto e esito della suddetta crisi. Crisi fino al degrado della sinistra e del centro-sinistra, dunque. Tale degrado si è manifestato nella forma ormai compulsiva del potentato fai da te, a tal punto compulsivo da generare la paralisi nell’azione o l’impazzimento dei soggetti. La vicenda del Lazio ne è la più evidente testimonianza. L’incapacità, l’impossibilità, l’ottundimento mentale o non so che cosa abbia ostacolato la scelta di un candidato, e il conseguente ripiegamento sulla candidatura di Emma Bonino, insomma tutti gli aspetti in gioco dovrebbero essere al centro di una riflessione politica che però non ci sarà. Il Pd ha lasciato fare Bonino – a parte la tattica manovriera per l’eventuale fase governativa post elettorale – senza costruire insieme a lei una campagna degna di questo nome. Ognuno per sé e nessuno per tutti e Bonino ha fatto sempre più la candidata presidente radicale. Pochi giorni prima del voto si è recata a Brescia, in aiuto dei suoi di là, e l’ultimo giorno di campagna laziale l’ha passato a radio radicale, secondo la tradizione di Pannella. Di tutto rispetto, ovviamente, ma molto radicale. Gli elettori e le elettrici hanno gradito? Forse in molti no. I faccioni hanno giganteggiato per le vie del mondo. L’intercambiabilità degli slogan è ormai impareggiabile. Da scriverci un saggio all’arsenico. Il Pd dà letteralmente i numeri. Bersani è da ricovero, con la sua sceneggiata sul “più o meno abbiamo vinto”. Stando ai numeri, quest’anno, l’anno passato, due anni fa e compagnia di seguito. Le donne sono a quota quasi zero. Consigli regionali maschi e cinquantenni, osserva l’austero Sole 24 Ore. Berlusconi e Bossi hanno stravinto. Bisogna dirlo e trarne le conseguenze. I decreti attuativi del federalismo fiscale dovranno rapidamente essere approvati, ha tuonato il padre di Renzo, neo eletto in Lombardia. Un filone di nepotismo leghista da mettere sotto osservazione. Napolitano ci fa sapere che è contento per il clima che si è instaurato nel Paese e per la fase che si è aperta per le riforme. Siccome ascolta entrambe le parti, come da ruolo supra partes, c’è da dire che se le conseguenze che il Pd ha tratto dalle elezioni sono queste, c’è seriamente da preoccuparsi. I governatori leghisti di Veneto e Piemonte hanno battuto tutti in velocità annunciando che le pillole Ru484 non usciranno dai magazzini. Infelix Padania che costringerà le donne di là a battere le vie della pillola accessibile. Clima adatto alle riforme? In stile taleban sicuramente. Mi telefonano le compagne, mi telefona Roberto Musacchio: Che fare? Che facciamo? Che si fa? Mi sento un po’ oppressa. Sel ha raggiunto il 3,3 per cento a livello nazionale. Non è un cattivo risultato, visto quello che siamo. Risultato però fortemente a macchia di leopardo, con punte discrete, come nel Lazio, a Roma in modo particolare, in Toscana, nelle Marche, in Campania, in Basilicata e ovviamente in Puglia ( 9 per cento), e secchezze padaniche. Non malissimo nel Veneto però, se si pensa al pochissimo che siamo. Chi c’è mi sembra impegnato in un’opera di buone intenzioni. Nel Lazio buoni risultati per Ciccone, Sappino e la giovane Pace. Alla grande, anche grazie all’apporto della comunità sarda, Gemma Azuni. Eletti col pieno, ovviamente Nieri e Zaratti. A proposito di torsioni personalisticge della politica, c’è già un “popolo di Nieri” che furoreggia su face book. Così va il mondo. Cini un migliaio di preferenze. Meglio del niente che Sel ha fatto per lui. Ma, al di là dei risultati che ci danno qualche speranza, la campagna elettorale di Sel è stata tutta dentro la crisi politica della sinistra. Primato della logica alleanzistica sulla proposta politica, sul programma, sulla felicità di chi vota. Lombardia con Penati, Campania con De Luca, Calabria con Loiero: tutto da dimenticare. Primato, nel primato di cui sopra, dei potentati locali, gruppi legati agli assessori o consiglieri uscenti, corsa a fare di tutto per essere confermati, fino a cercare scampo altrove. Idv delle mie brame. Campagna rigorosamente personale e personalizzata, con spreco di risorse dei più ricchi e “fai da te” dei più poveri. Dove ricchezza e povertà non sono eredità di famiglia ma opportunità da ruolo pubblico. E dove regole e decenza politica contano quanto il due di coppe. Non c’è stata, salve eccezioni, campagna elettorale di Sel ma dei singoli candidati. E ogni componente, o sotto componente, ha fatto una propria campagna intorno alle proprie figure di riferimento. La Puglia è l’eccezione? Sì, così è, per un magico, temo fragile ma insomma, combinato disposto tra rinnovata forza personale di Vendola, che è molto maturato in questo periodo nel suo modo di parlare di politica, comunicare, alludere ecc. sedimentazione di tracce accumulate nei cinque anni di governo – programmi, punti acquisti, fabbriche di Nichi, donne (ohibò) per Nichi e quant’altro – crisi del Pd nella forma specifica di fascinazione da Nichi. Si pone il problema della “risorsa” potenzialmente nazionale Nichi Vendola? I giornale ne parlano, tirando la cosa da una parte e dall’altra ma con il pensiero prevalente, per niente retro, che Vendola se proprio vuole provarci, debba essere una cosa del Pd. I contorni della discussione, le intenzioni, i pensieri reconditi sono ancora avvolti nelle nebbie delle cautele tattiche, delle paure ansiogene, degli inganni politici. Per il momento quello che èsul tappeto, al di là di interpretazioni, forzature della stampa, fraintendimenti voluti dagli intervistatori e quant’altro, è che una una prospettiva alternativa al niente si è aperta, una possibilità di rimettere in discussione proposte e strategie per sottrarre il Paese al disastro che avanza forse c’è. Intanto Vendola lancia le sue fabbriche. Pensando a future primarie? Oh, Yes. Noi, alcuni di noi, si affannano a stabilire la data del congresso di Sel, con l’idea che l’insostenibile leggerezza dell’essere produca solo leggeri ma costanti mancamenti politici. Ottobre per il congresso e duro percorso per arrivarci? La sottoscritta l’ha proposto e flebilmente la cosa è stata ripresa. Insomma tutto è sulle ginocchia degli dei. Non delle dee che forse hanno di meglio a cui pensare.
Pasqua è la festa che amo. Esistenzialmente e proustianamente, che forse è la stessa cosa, direbbe Maria Rosa. Da bambina trascorsi delle primavere in Puglia, dove mio padre ebbe modo di lavorare per un periodo alla bonifica della zona di Metaponto. C’era la pineta, c’erano le dune e la macchia mediterranea. Di notte stavo là alla finestra a osservare le lampare, là sul mare. Pasqua era la festa di primavera. Da sballo, davvero. Abbracci.
Elettra

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