Sinistra e libertà: il cambio di passo necessario

Sinistra e libertà deve compiere un deciso cambio di passo. Altrimenti la partita è già chiusa. Abbiamo vissuto un’estate di fuoco ma non abbiamo sentito né visto niente di sinistra. Perché non ripartiamo? Perché continuiamo a dare forfait sulle cose? La crisi è tale che ci inibisce qualsiasi iniziativa di ripresa? Di questo dobbiamo giustificarci di fronte a chi ha votato per noi e ci ha sostenuto. E’ il primo punto. Il 20 cerchiamo di costruire un percorso che si misuri davvero con i problemi di un’alleanza – Sinistra e Libertà appunto – che fino ad oggi non è andataoltre l’essere un cartello elettorale. Possiamo morirne. Che fare? Processo costituente? Bene: con quali passaggi e tempi e modalità, con quale proposta politica e meccanismi di allargamento e coinvolgimento? Patto federativo di transizione, perché c’è chi deve decidere? Bene, se non si può fare altrimenti, si trovino i modi. Lo diciamo provocatoriamente ma sino a un certo punto. Meglio una chiara proposta di conduzione federativa che il teatro dell’assurdo di oggi. Si discuta di come stanno veramente le cose, il 20 settembre. E si faccia un passo chiaro. Oppure: perduriamo nello stato di non definizione, fino al congresso del Pd o alle prossime elezioni regionali, perché è là che le cose si chiariranno e i giochi si giocheranno? No comment. Discutere seriamente del che fare, del perché fare, del come fare: che altro fare se non questo? Tra il
dissolvimento quasi mortale della sinistra politica e l’ostinazione di non poche donne e uomini a votare a sinistra, c’è lo spazio della politica, a cui noi non prestiamo attenzione. Uno spazio a rischio di dissolvenza, per quella strategia a geometria variabile del voto che sul Manifesto ha evocato e invocato Paolo Flores d’Arcais. Sinistra impossibile? Usiamola come possiamo. Questo l’invito di d’Arcais. Abbiamo magnificato ai quattro venti il valore del risultato elettorale europeo – senza la sobrietà che sarebbe stata necessaria – e subito ci siamo dimenticati chi c’era dietro quel risultato, la fatica di chi ci ha appoggiato e si è industriato generosamente a raccogliere consensi per le nostre liste. Pensiamo che durerà ancora a lungo quella generosità? Temiamo di no. Cambio di passo, dunque. Chiarire, con un decente livello di approssimazione, la natura della “cosa” che vogliamo costruire, il suo profilo culturale, il suo orizzonte strategico, la sua proposta politica. E poi dotarsi di strumenti di conduzione politica il più possibile sottratti alle diplomazie, ai veti e ai condizionamenti delle attuali segreterie. Una pratica di responsabilità condivisa, a tutti i livelli – in primis quello nazionale – verso Sinistra e Libertà, per decidere insieme ciò che c’è da decidere: regole, proposte, tempi. E poi elaborare un’agenda dei punti discriminanti su cui o si è sinistra o si è qualcosa che non ci interessa. Punti e pratiche: la linfa della politica. E una discussione a fondo sulle future possibili alleanze e sulle ragioni di ogni scelta che faremo. Perché se tutto si riduce a tattiche di sopravvivenza elettorale la partita è già chiusa. Insomma, ripartiamo il 20. Purché si cambino le cose che devono essere cambiate.

Scritto da Elettra Deiana e Andrea Costa per il sito nazionale di Sinistra e Libertà, in vista dell’Assemblea di Bagnoli del 20 settembre

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