G8 al tramonto, tra nostrane messe in scene e incerti scenari globali

Messa in scena di decoro istituzionale, per salvare, nelle nobili intenzioni del Presidente della Repubblica, la faccia del nostro sventurato Paese, messo sotto scacco dalle intemperanze del suo Primo ministro; artefatta regia di auto-rappresentazione – sotto specie di statista – del medesimo Primo ministro, per salvare la sua personalissima faccia dalla slavina dell’inestricabile intreccio tra vicenda personale e vicenda politica, vizi privati e pubbliche ostentazioni dei medesimi, che l’aveva poco prima tramortito e messo alla berlina sulla stampa internazionale: questo il target molto italiano, molto “nostranamente” italiano, del G8 a L’Aquila. Ancora sotto trauma per gli esiti di un terremoto che non finisce. Sciame sismico infinito, in tutti i sensi. Metafora del tempo che viviamo.I “grandi della Terra”, come pomposamente vengono chiamati i capi di governo e di Stato del G8, se non sono in grado – come non sono – di miracolare i drammi della Terra, nel cui nome pretendono di parlare e di decidere (in realtà niente, sulle questioni di fondo), sembra nondimeno che abbiano il potere taumaturgico di reciprocamente miracolarsi. Così Silvio Berlusconi, grande tra i grandi, a dispetto dei suoi trascorsi da brivido blu, ne esce – così sembra – rimpannucciato a mo’ di leader degno di lode. Quel che possono i grandi! I commenti sono tutti un florilegio: grande organizzatore – G8 tra le rovine del terremoto ovvero dove ha portato la sua “lucida follia” – stratega della ricostruzione in tempi record – leader compassionevole – passerà agosto in Abruzzo, per stare vicino agli sfollati – pensate un po’- cerimonioso come da cerimoniale – senza saltelli, sberleffi, corna, cornetti, cucù e quant’altro – pensate un po’ – attento ai problemi dell’Africa. Pensate un po’, qui c’è proprio da pensarci su. Attento ai problemi dell’Africa! Ovvero faccia di bronzo da urlo ma tutto va bene, nel globale calderone della messa in scena globale, dove bisogna far finta di occuparsi dei problemi del mondo e del pianeta. Far finta, come per l’Africa, tema particolarmente urgente e drammatico, per la situazione obiettiva e le continue promesse mancate dei “grandi della Terra” verso quel continente. Per l’Africa gli Otto si sono impegnati a versare ai Paesi del continente 20 miliardi di dollari in tre anni, nel quadro – questo auspicano i “grandi della Terra” – di una liberalizzazione del commercio, attraverso una rapida conclusione dei negoziati iniziati a Doha nel 2001, proprio a questo scopo: indurre i Paesi africani a liberalizzare. Ricetta micidiale, concorrenza ad armi impari, perché i governi del Nord promuovono azioni contro la povertà in Africa solo quando queste azioni non mettono in causa il sistema economico da loro dominato, i loro interessi commerciali, strategici e politici. E continuano a proteggere i propri produttori, in Europa e negli Usa. Ed è questo – l’abbattimento di ogni forma di protezionismo e la liberalizzazione dei mercati a fronte di aiuti per altro spesso disattesi – come nel caso di quelli italiani, uno dei motivi della crisi – nella crisi generale – che ha colpito i Paesi africani. Speculazione finanziaria, costo del pane e del riso alle stelle, dipendenza alimentare da dipendenza da importazione. Su tutti i temi dell’agenda i passi del G8 aquilano sono quello che sono, passetti formali, in attesa di altri summit, altri tavoli di compensazione, altri interlocutori. Il documento finale affronta per titolo il tema della regolamentazione della finanza rimandando gli aspetti di sostanza all’incontro di settembre, a Pittsburg; sul clima, dopo aver stabilito che l’innalzamento della temperatura globale non dovrà superare i due gradi Celsius, sul come però tacendo, rimanda al vertice di Copenhagen di dicembre. Insomma ne è uscito soltanto un elenco delle questioni che sono in agenda e che dovrebbero essere affrontate con una certa urgenza; l’individuazione dei segmenti e delle contraddizioni di una partita globale – commercio internazionale, mutamenti climatici, crisi alimentare, istituzioni finanziarie internazionali e via elencando – che avrebbero bisogno però non di G8 e succedanei ma di sedi riconosciute e legittimate, per statuto supra partes e responsabili erga omnes. Che non ci sono – perché nessuno pensa a rimettere in pista le Nazioni Unite riformate, e che vengono improvvisate con allargamenti successivi della tavola dei “grandi”. Dal G8 al G20, passando per il G14? Cina e Stati Uniti, Stati Uniti e Cina. Sono loro in realtà gli attori principali che nuova fase globale. Lo sapeva anche Bush. La sa perfettamente Obama. Vedremo. Intanto Silvio Berlusconi gode del miracolo dell’Aquila. Un buon G8 per il nostrano Primo ministro. Si può volere di più? C’è solo da sperare che la tregua richiesta da Giorgio Napolitano non duri all’infinito e soprattutto che la scelta di romperla non tardi e non si limiti a reiterare il deja vu del prima del G8. O no?    

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