Questioni di donne e di uomini e il re Mida

La politica oggi è un pot pourri di spettacolo, intimità domestica e gossip familiare, affari privati e pubblici interessi, set mediatici e palazzi romani “bivaccosi”. E tutto quello che ancora volete aggiungere, basta che non abbia nulla a che vedere con il senso di responsabilità pubblica e il bene comune, con il rispetto delle istituzioni e il limite della decenza. La signora Veronica Lario, con mossa pubblica, ha buttato sull’agorà mediatico i suoi disagi domestici. Causa il marito Silvio Berlusconi, che, a dispetto dell’età quasi veneranda, volteggia di fiore in fiore – “farfallone amoroso” fuori tempo massimo – riempie le liste elettorali di belle figliole, si fa chiamare con nomignoli affettuosi da una diciottenne dell’ultima ora e via così, compagnia cantando. Qualcuno ha detto: coraggiosa, la signora Veronica. Coraggiosa perché è sbottata? Non so proprio che dire. Certo, coraggiosa è stata a convivere per tanti anni con un partner di tal fatta, a sopportarne di cotte e di crude, a far finta di niente. La famiglia, l’amore coniugale, il senso di responsabilità verso i figli? O altro? Va a capire. Non vedo però che coraggio ci sia a lamentarsi in pubblico delle malefatte del marito, offrendogli tra l’altro il destro di operare qualche saggio sfoltimento nelle liste europee, con qualche bella figliola in meno e molte storie raccontate, sui media sempre accondiscendenti, circa lauree e master delle ragazze in fiore, scese in lizza per un seggio all’Europarlamento. E favorendo anche, vedi un po’, sempre la signora Lario, che calasse rapidamente il sipario sulla mossa spiazzante della Fondazione Fini, che per penna di Sofia Ventura, docente all’Università di Bologna, aveva sferrato nei giorni scorsi un durissimo attacco al premier sotto il titolo “No al velinismo in politica”. Tutt’altro modo di mettere all’angolo il capo dell’esecutivo, le sue svenevolezze da maturo don giovanni pieno di soldi e soprattutto le implicazioni, per così dire (con molta fatica) politiche di tutto questo. Tutt’altro modo, bisogna convenirne, quello della Fondazione Fare Futuro. E’ stato infatti soprattutto l’attacco della Fondazione a mandare su qualche furia Silvio Berlusoni, colpito nel suo inestinguibile narciso e nella sua ossessionante voglia di stupire. Ma se la politica, da noi in modo particolare, è oggi quello che è, in primo luogo spettacolo, performance mediatica sempre più infarcita di gossip, trash, trucchi e belletti, oltre che balletti, saranno le belle figliole di Berlusconi il problema? In una politica di tal fatta fanno anche loro la loro figura, bisogna convenirne. Scaldano gli italici cuori, fanno sognare analoghe conquiste, concorrono a quell’immaginario un po’ machista, un po’ stravaccato che Berlusconi così bene alimenta e interpreta. E se la politica è sempre più occupata dai maschi e dal loro potere di scegliere e decidere, dai loro gusti, appetiti, sensi estetici e quant’altro, saranno le belle ragazze di Berlusconi quelle a cui chiedere di non pensare a Strasburgo? Se i capi scelgono senza che sia messo in discussione il potere di farlo, neanche di fronte alle forme estreme e invereconde a cui siamo arrivate – e non solo a destra – il problema è solo quello che Berlusconi, come in tutto, va oltre le righe e fa scandalo? Qual è la radice vera del problema? Berlusconi ha fatto del rapporto con l’altro sesso un ingrediente di primo piano nella costruzione della sua immagine pubblica, del suo appeal, del suo modo di intendere e rappresentare il mondo. E lo ha fatto facendo i conti con la contemporaneità e con i radicali cambiamenti che sono intervenuti nella società. Le donne una volta occupavano i retrobottega dello spazio pubblico. Mogli, amanti, cortigiane, consigliere. Stavano al loro posto. Anche oggi stanno al loro posto, ma è cambiato tutto. Al loro posto sì ma sul proscenio, in prima fila, ben visibili. Il contorno che piace, nell’epoca che è stata segnata fragorosamente da un’irruzione delle donne sulla scena pubblica senza precedenti e oggi soffre dell’assenza di una politica delle donne in grado di fare i conti con gli stravolgimenti, i mutamenti di segno, le diaboliche torsioni che le cose subiscono. Che la politica sia, in generale e quella di Berlusoni in particolare, quello che è dipende anche da questa assenza politica delle donne. Il re Mida di Arcore cannibalizza tutto, trasforma tutto quello che tocca a sua immagie. La libertà delle donne è diventata nella mani del re Mida libertà di farsi ingaggiare alla corte del re e di offrirsi come sbriluccicoso lustrino della competition politica mediatica economica dell’entertainment politica aziendale televisiva spettacolare e via daccapo, in fluida continuità tra un piano e l’altro. Perchè oggi vale tutto e il contrario di tutto. Berlusconi fa tutto questo in forma estrema e impudica. E continua a guadagnare consensi. Anche perché, questa è la radice del problema, un’altra politica non c’è né di uomini né di donne né, soprattutto, di donne e uomini insieme. Quella che c’è, dall’altra parte, che dovrebbe essere di opposizione, ha preoccupanti segni di contiguità. O no?

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