Elezioni 2018

Elezioni 2018
Mi aspettavo un risultato negativo, fortemente negativo, soprattutto per il Pd, ma anche per Liberi e uguali, una lista elettorale che non è riuscita a qualificarsi su niente, neanche a chiarire di essere alternativa al Pd e a ogni stantia ipotesi di centrosinistra. Questo era un punto importante nei programmi della componente Sinistra italiana,e invece è diventato tutt’altra cosa nel corso della campagna elettorale.
Devo ammettere tuttavia che la realtà dei risultati è andata oltre i miei peggiori pronostici. Ci sono momenti della vicenda umana che finiscono con l’essere dirompenti, e tutto cambia improvvisamente, andando oltre quello che si temeva o ci si augurava potesse succedere. E succede il peggio, soprattutto quando, nonostante tutti i segnali parlassero fin troppo chiaramente, in troppi si sono ostinati a guardare altrove. Questo è stato uno di quei momenti. Una sentenza di morte per i partiti tradizionali, per la la galleria dei soliti noti che affollano i talk show, trasmigrano senza pudore da una sigla all’altra e non sanno parlare di altro che di se stessi e dei loro posizionamenti, nel grande circo della politica politicienne. Questo il dato che appare evidente, brutale e inequivocabile. Momento cruciale non tanto per la sconfitta degli sconfitti quanto per la portata della vittoria dei vincitori, per la quantità del consenso ricevuto, per la capacità attrattiva che Lega e Cinque stelle sono state in grado di esercitare presso le giovani generazioni e presso quelle anziane, nelle regioni settentrionali, in quelle meridionali, al centro e nelle isole. Dappertutto insomma e in quantità rilevante di votanti e di fiducia nei nuovi leader. La confusione dei linguaggi, delle proposte, dei profili culturali che caratterizza le due formazioni, non ha fatto ostacolo neanche all’Idea – che nolti elettori nei sondaggi post voto hanno condiviso – che Di Maio e Salvini si mettano insieme e governino. Solo ristrette cerchie di chi ha dato loro il voto esprimono un parere contrario e vengono per lo più della parte dei Cinque stelle, per l’ovvia ragione che molti voti di sinistra sono confluiti là. D’altra parte non è forse la politica dei partiti, senza distinzione tra destra o di sinistra, che ha prodotto una tale deriva? Non ci sono più né destra né sinistra, significanti vuoti, riferimenti senza senso.. E non è stato Il centrosinistra, altrettanto che la desta, a fare da mallevadore delle politiche neo-liberiste in Italia, sulla lunga scia del britannico Blair e dell’italiano Veltroni? Bisognerà ripensare bene a che cosa abbia significato per la politica il lungo percorso di adattamento delle sinistra tradizionali a quelle politiche e di imposizione sociale di quelle politiche, che la sinistra ha reso possibile. Bisogna fare i conti definitivamente con la radicale mutazione del ruolo dei partiti,che, insieme al decadimento dello Stato sociale e al trasformazione dello Stato in agente diretto delle politiche neo-liberiste e delle performance manageriali del nuovo corso, ha favorito un lento processo di disfacimento del popolo. Da come lo intendeva la Costituzione, in un’antropologia della dispersione umana, delle solitudini. della rabbia che via via è diventato il collante in comune, grazie all’abilità dei nuovi leader che hanno colto il vento nuovo. Ma c’erano studi, analisi, gli strumenti per capire, invece niente, L’autoreferenzialità della politica non conosce limiti. Un “basta così”, “dovete andare a casa”, “non dovete più farvi vedere”. Il rancore nutrito delle sofferenze sociali, dei disagi di troppe vite rese difficili da troppe cose negative, della paura di un futuro senza speranza, che assilla i giovani, ragazze e ragazzi, e toglie tranquillità alle persone anziane, tutto insomma è arrivato a un livello tale di insopportabilità che l’esplosione non poteva che prodursi. come infine si è prodotta. E ciò che ha portato alla vittoria la Lega di Salvini e i Cinque Stelle di Di Maio è stato che queste due formazioni politica l’una di estrema destra l’altra per auto definizione né di destra né di sinistra. hanno captato e decifrato in tutte le articolazioni le ragioni della sfiducia nei partiti tradizionali, e soprattutto della infinita rabbia popolare e hanno lavorato sull’elemento che meglio poteva aggregare insieme, a livello di diffusa opinione popolare, le mille motivazione del disagio sociale. La cifra delle loro politica vincente sta in questa capacità di unificare e dare rappresentazione a un sentimento di rivalsa percepito e vissuto in comune dalle persone. Salvini ha lavorato sulla voglia sicurezza degli italiani rispetto all’”invasione” di chi viene da altri mondi, Di Maio dul rancore e la rabbia verso le élites, i privileggi, la corruzione. Insomma l’eco magica del vaffa del Grillo della prima ora insieme al reddito di cittadinanza – che in realtà non è proprio tale – ma ha fatto notevole breccia sui giovani. Solo la politica dei cosiddetti partiti tradizionali ha ignorato ciò che maturava nel profondo dell’animo popolare, sentimenti nutriti del rancore, del disprezzo, anche dell’odio, verso le classi dirigenti. I risultati del voto evidenziano che meglio non si potrebbequesto stato delle cose: lo scollamento totale del rapporto con la parte della società che maggiormente avrebbe bisogno che la politica si occuppasse di loro, lavorasse a ristabilire forme di reidstribuzione della ricchezza e di giusdtizia sociale. Questo è successo il 4 marzo. L’aspetto più emblematico della vicenda, quello che maggiormente chiama in causa la politica che in vario modo fa riferimento a tradizioni di sinistra, è che tutto era chiaro, evidente, alle viste di tutti. Di questo parlavano i successi crescenti di una forza come i Cinque stelle, che dell’eccitazione continua della più che giustificata rabbia popolare aveva fatto il suo cavallo di battaglia; e di un partito già noto come la Lega, il cui nuovo capo Matteo Salvini con estrema tempestività e abilità tattica ha saputo vestire in pieno senza pudore i panni del razzista di razza e del sovranista identitario, alimentando le paure dell’alieno alle nostre porte e intraprendendo una spregiudicata campagna contro l’immigrazione che ha colto in pieno le nuove paure del mondo globale, che nessuno a sinistra ha saputo o voluto contrastare in niente né sul piano culturale di fondo del rapporto con le radicali trasformazioni del mondo ormai globalizzato né su quello delle politiche concrete e dei diritti nuovi che tutto questo produce. Dietro al risultato del voto c’è insomma la lunga incubazione del disastro sociale che ne è la causa prima. Il non più sostenibile accumularsi di infinite fratture sociali, di bisogni che non hanno ricevuto risposta, di sofferenze e disagi che hanno scavato nel cuore e nell’anima di uomini e donne di tutte le età. E soprattutto la rabbia dei giovani senza lavoro e senza speranza, il peso delle continue disillusioni sofferte, la loro solitudine. La microfisica della crisi ha scavato a lungo, senza ricevere né risposte né attenzione. Chi ci si aspettava che dovesse farlo, ha continuato a non vedere, sempre chiuso in se stesso a ragionare delle proprie performance e delle proprie strategia di potere. Che cos’altro doveva succedere per svegliare i sonnambuli?. Niente, perché tutto era successo.Nel 2008 il sociologo milanese Aldo Bonomi pubblicò un libro intitolato Il rancore. Il libro coglieva i primi segnali di un sommovimento che aveva cominciato a intaccare, nel Nord del Paese, la tenuta della società italiana, fino ad allora garantita, soprattutto nelle regioni centrosettentrionali, dai forti interessi in comune di un’economia allora di successo, dallo stato sociale e dal senso delle cose che la politica dei partiti aveva aiutato a costruire e che andava ormai perdendosi. Bonomi intuiva e metteva in evidenza l’aspetto che avrebbe creato il’aspetto in comune dello scontento e delle paure sociali e che sarebbe diventato il cavallo di battaglia del primo Grillo.Appunto il rancora, che si moltiplica in modo esponenziale se non ci sono risposte.
Come sempre, le elezioni riflettono lo stato delle cose. Nel documento congressuale di Sinistra Italiana, era scritto che oggi la crisi è così forte che essere radicali e insieme essere maggioritari non è più una contraddizione. Ma le cose troppo spesso si scrivono tanto per dire.

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