Donne: i seguaci del vescovo Cirillo

Il mullah Fazlullah, che odia la tv ma è fanatico della radio, ha emesso via radio una sentenza contro il diritto di bambine e ragazzine di studiare. La cosa avviene nella valle dello Swat, in Pakistan, che fino a pochi anni fa era una zona, tranquilla, di grande e scenografica bellezza, a poche ore di macchina dalla capitale Islamabad. La frequentavano molti turisti della montagna e le bambine andavano tranquillamente a scuola. Una zona tradizionalista di etnia pashtun, ricca e relativamente tollerante, capace di tenere insieme il rispetto del Corano, le piste da sci, il diritto alla scuola delle donne. Ma la Valle dello Swat è un territorio collocato a ridosso dell’Afghanistan, vicino alla zona tribale, sempre più dominata dall’egemonia dei Taleban e dal loro fondamentalismo. La crescente influenza dei Taleban pachistani e i loro stretti collegamenti con quelli afgani sono alcune delle ragioni della crescente instabilità politica del Pakistan, delle convulsione interne ed esterne che ne fanno una vera polveriera, tra le altre cose anche “nucleare”. Fazlullah, un capo fondamentalista della Valle, dice di voler mobilitare la gente del luogo per il ripristino della virtù islamica. Quindi emette la sua fatwa contro le  bambine e ingiunge alle madri di ritirarle dalle scuole entro il 15 gennaio di quest’anno di grazia. Altrimenti, minaccia, lui e quelli come lui le ammazzano. Pratiche ferocemente misogine, che hanno accompagnato nei secoli l’esistenza delle donne, ostacolandone la libertà intellettuale, violandone i corpi, ferendone la dignità. Risale al IV secolo del primo millennio lo strazio fino alla morte, nella città di Alessandria, dell’eminente scienziata Ipazia, per opera di monaci fanatici, che obbedivano all’ordine di un vescovo cristiano di nome Cirillo. Da Islamabad le autorità centrali respingono le minacce, dicono che l’istruzione è obbligatoria per entrambi i sessi e che questo è in sintonia con l’Islam. Tutto giusto ma nella Valle del Swat, nel giro di un anno, 125 scuole femminili sono state bruciate dai seguaci del mullah Fazlullah e l’avvocato Aitzaz Ahsan, parlamentare del Partito Popolare del Pakistan e vicepresidente della Commissione per i diritti umani, ammette con rammarico che  in quel territorio il 50% delle bambine non vanno a scuola perché i genitori non possono fare nulla contro i fanatici fondamentalisti e neanche le autorità centrali possono fare molto. Figlie di un dio minore, ancora in troppe parti del mondo, le donne. E non a caso ostacolate nel diritto a sapere, dove, se libere, spesso eccellono.

 

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