La metafora delle donne che volano

La città delle donne: conclusioni dell’incontro del 28 ottobre a Napoli.

La città e i suoi problemi vista dalle donne a partire da come le donne la vivono, la subiscono, la pensano diversamente e la propongono in modo diverso. E  di conseguenza pensano e agiscono  la politica. Questa l’idea su cui vogliamo lavorare.

Nell’incontro di oggi abbiamo potuto ascoltare il racconto di esperienze e pratiche politiche che riflettono una bella conoscenza da parte delle compagne di quelli che sono oggi i problemi delle città. Problemi di prima grandezza e ormai strutturali, spesso irrisolvibili, in assenza di un deciso cambio di passo. Ed è a questo cambio di passo che vogliamo lavorare. Perché  le città hanno ormai perso da tempo il carattere di spazio in comune e di luogo pubblico funzionale al buon vivere di chi le abita,  di chi ha bisogno di protezione e accoglienza, e anche di chi cerca in quei luoghi le tracce della bellezza del mondo e trova invece le prove dei disastri delle  politiche neoliberiste . Sotto l’incalzare  continuo di queste politiche  le città sono infatti diventate altro. Sono luoghi spossessati, dominati dal business, da un management urbano difficilmente controllabile da parte di chi vi  abita, gentrificate in luoghi una volta popolari e  sempre più divise tra centro e periferie, sempre più attraversate dalle nuove forme metropolitane dell’immiserimento e della povertà. L’azzeramento del carattere pubblico degli spazi urbani colpisce infatti gli strati sociali più marginali mentre i beni comuni vengono esposti a un “processo di mercificazione e recinzione” che, come scrive l’economista Elinor Osrom”, ne cancella il carattere intrinseco e sostanziale.

E proprio per questo, però, le città sono anche un luogo essenziale per ricostruire forza sociale e conflitto, pratiche di solidarietà e cambiamento, idee diverse della vivibilità degli spazi urbani.

Tutti gli interventi hanno oggi sottolineato  da vari punti di vista quanto  sia importante una politica radicata nella realtà sociale della città, che sappia fare i conti con gli effetti perversi della crisi. Si è parlato della necessità di rilanciare una forte politica dei sevizi, della sanità pubblica, degli spazi urbani liberati, dell’ambiente, dei centri di cultura, delle esperienze di impresa femminile. Nello stesso tempo sia capace di valorizzare le dinamiche positive che, a dispetto delle difficoltà,  si producono o si possono produrre.  Si è parlato della necessità di rilanciare una forte politica dei sevizi, della sanità pubblica, degli spazi urbani liberati, dell’ambiente, dei centri di cultura, delle esperienze di impresa femminile. E   Queste dinamiche vanno conosciute e valorizzate, è stato detto da molte compagne, perché è da là che si deve ricominciare se si vuole davvero inaugurare una nuova stagione. Ne ha parlato Melinda nell’intervento che ha aperto i nostri lavori e ne ha parlato anche il sindaco De Magistris quando ha spiegato la logica a cui si ispirano molte sue scelte nel rapporto con le realtà politico-sociali di Napoli.

Siamo nell’interregno ha sottolineato Giulia, ricordando Gramsci e la sua analisi della crisi. Sono d’accordo con lei:  un nuovo ordine delle cose non è alle viste mentre  il vecchio non fa che produrre  gli effetti perversi della sua crisi e delle crisi irrisolte. Morbosità le chiama Gramsci, ed è con queste morbosità che bisogna oggi sapersi misurare cercando di capire a fondo  gli effetti che producono sulla società, su chi soprattutto subisce indifeso gli effetti della crisi. Da questo punto di vista il femminismo offre strumenti efficaci per capire meglio le dinamiche che la crisi innesca e per dotarci di strumenti di analisi  più forti ed efficaci. Iniziative politiche  che vogliano essere all’altezza delle cose hanno oggi bisogno di recuperare saperi antichi della sinistra ma anche strumenti nuovi . Per esempio strumenti di analisi per capire a fondo il rapporto tra sessismo e razzismo, il rapporto tra crisi post patriarcale del maschile e violenza sulle donne , nonché  i modi del riflusso antropologico-culturale e il ritorno  a archetipi ancestrali di tipo chiuso e identitario  come risposta agli effetti stranianti  della crisi.  E l’ossessione per il capo, per l’uomo del destino che promette cose mirabolanti. Sono, queste e altre, le  forme morbose, gli effetti perversi, che l’assenza di un pensiero critico, di una sinistra politica,  e la crescente disaffezione democratica di larghi settori popolari, hanno reso endemiche. Dobbiamo darci il tempo e i luoghi anche per riflettere sul  femminismo, che  è  un grande campo di riferimento oggi,  anche in questo incontro è stato evidente, ma può anche essere un campo generico perché è  un luogo dove si incontrano  tanti diversi femminismi di oggi,  e dove  riecheggiano tanti percorsi di donne che hanno avuto pensieri anche molto diversi su cose essenziali. Propongo che la nostra “Città delle donne” se ne occupi seriamente, ne faccia terreno di riflessione e sperimentazione. Femminismo politico:  penso che di questo abbiamo bisogno. La condizione che le donne non siano gregarie ma protagoniste della politica oggi è la condizione essenziale perché la politica riacquisti credibilità e forza. Dobbiamo essere ostinatissime e intransigenti su questo punto. Perché la dinamica anche di questo ennesimo tentativo di riorganizzare una proposta di sinistra – che molte di noi sostengono –  non promette di andare nella direzione che sarebbe necessaria, riproponendo la centralità del maschile e degli uomini ancora una volta come fosse scontata. Io penso che si tratti di un deficit strutturale del pensiero e della pratica politica.

La città delle donne” vuole essere un manifesto politico, la sfida che una presa di parola femminile e femminista sempre  rappresenta. Una parola che sappia essere scomoda e metta in discussione senza sconti  il dominante meanstream dell’indifferenziato politico e  della politica schiava del politicismo di ultima generazione.  E nello stesso tempo sia capace di mettere a valore politicamente l’esperienza dell’occuparsi degli altri, della cura, che viene dalla secolare storia sociale delle donne, ma rovesciandone il paradigma. L’immagine messa a capo della pagina di Face book a me piace moltissimo e ringrazio Barbara della scelta. Io la leggo come una metafora della politica delle donne. Rappresenta, a vederla, il volo di un gruppo di donne sulla città, comunque su un luogo abitato. E’ un volo quasi radente, non il volo verso l’alto con spirito primatista con cui solitamente si rappresenta la conquista del cielo da parte maschile. Il volo verso l’alto, l’ibris della sfida. Quelle figure di donna invece volano basso,  sono interessate a guardare attentamente verso il  basso, sembrano voler entrare in contatto con la vita della città e hanno scelto di guardarla da un’altezza solo funzionale ad  avene una visione d’insieme. E’ per me la rappresentazione di una politica che mette il paradigma della cura  – molte compagne vi hanno fatto riferimento  – al centro della politica. Rovesciandolo dal domestico al pubblico, dagli interni dell’essere donna all’esterno dell’essere  ogni donna, se vuole, soggetto della politica nel suo complesso e nella sua complessità.  Noi vogliamo provarci  e può essere una bella avventura politica, come è successo oggi qui a Napoli in questo ricco incontro organizzato nella storica biblioteca del Liceo Fonseca.  Un luogo quanto mai simbolico, come sappiamo, e come le studentesse del liceo ci hanno ricordato, parlandoci di Eleonora de Fonseca Pimentel  ,  patriota, politica, giornalista che fu una delle figure più rilevanti della della Repubblica napoletana del 1799 e per questo fu messa a morte dalla giustizia borbonica.

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