Tracce algoritmiche su Facebook 22/11/2016

Se un adolescente muore suicida a Roma per aver subito atti di bullismo, presa in giro, umiliazione da parte dei suoi compagni di scuola, semplicemente per essere quello che è; se non riesce più a stare al mondo per aver subito per mesi e mesi, anche sulla rete, il disprezzo dei coetanei verso i suoi desideri, sogni, tensioni umane; se non trova più luoghi in cui possa riconoscersi e stare bene con se stesso, anche a causa della stupidità e miseria umana degli adulti, incapaci di misurarsi con la sua differenza e farne occasione di civilizzazione delle relazioni umane, in quella decisiva, delicatissima età che è l’adolescenza; se la crosta del conformismo istituzionale non apre il cuore e l’intelligenza di chi nella scuola dovrebbe aiutare ragazze e ragazzi a diventare cittadini consapevoli dei propri diritti, a partire da ciò che sono, e difendendoli da tutto ciò che ne lede la dignità e l’autostima; se alla fine le cose vanno come vanno, c’è solo da avere chiaro che il ritardo nell’approvazione della legge sull’omofobia e l’assurdo dibattito che l’ha accompagnata non sono la causa ma gli esiti di un’idea del mondo e dell’umanità, di scale di valori e ortodossie, parole di potere o parole di complicità che uccidono. “Nel partita contro il bene, il male parte sempre in vantaggio grazie all’antica confidenza con la fragilità dell’uomo”.(Cassano “L’umiltà del male”). Conformismi, complicità, silenzi e bugie, indifferenze non solo bullismo e violenza fanno parte di questa fragilità, dove il male attecchisce e il bene soccombe.


Un abbraccio a questo ragazzo che non ce l’ha fatta nella sua partita con la vita. Non ne conosco il nome ma vorrei che la sua storia non si riducesse a cronaca o dato statistico.

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