A rebours della riforma costituzionale

27 settembre 2015 ·

 La ministra delle riforme costituzionali

Dice Maria Elena Boschi, ministra a modo suo delle riforme costituzionali – le scrivo in minuscolo perché, appunto, a modo suo – che un solo senatore non può bloccare il Senato. Lei lo dice con la sicumera tipica di chi ha studiato alla Leopolda, la scuola innovativa del fare in fretta e del lasciar stare gli approfondimenti, infischiarsene delle regole vigenti – tanto dobbiamo cambiare tutto noi – delle procedure e delle anticaglie del genere, che non fanno altro che bloccare il Paese e “gli italiani invece stanno anima e cuore con noi”.

Allora sempre avanti, in modo apodittico e definitivo, tipo un ipse dixit di antica memoria. Ma non c’è nessun regolamento del Senato che vieti quello che il senatore Calderoli sta facendo contro la riforma costituzionale: non so che numero strabocchevole di emendamenti. E la natura del mandato parlamentare non prevedi simili limiti, soprattutto se di fonte governativa. Che Calderali sia senatore e soprattutto vicepresidente del Senato a me fa venire l’orticaria ma è per altre vicende, quelle sì in contrasto con parcchei cose. Ma visto che il Senato su quelle faccende ha votato come ha votato, nulla osta che Calderoli continui a fare il senatore, visto che sta là per fare questo. Stando al regolamento del Senato, nella sua funzione di arbitro supra partes, il Presidente del Senato Grasso può aggirare l’ostacolo dei milioni di emendamenti, attivare il dispositivo che sgombra la strada al voto finale e dare così il via all’obbrobrio costituzionale a cui Boschi e il suo premier tengono tanto. Finirà così, Grasso sta soltanto tirando la corda per mettere in scena qualcosa che ha che vedere con una pallida simulazione della divisione dei poteri. Governo e Parlamento e natura parlamentare e non governativa della materia costituzionale, aspetto questo che alla scuola della Leopolda forse non hanno proprio affrontato.O forse sì, dal lato del come menare grandi colpi per annientare le regole di ispirazione costituzionale in materia e imporre l’ordine della Leopolda.
Non si capisce, quando parla Boschi o qualcuno del giro stretto, se si tratti di ansia da prestazione, o ignoranza della materia. Sono rimasta basita quando Serracchiani, vice di Renzi in funzione di segretario del partito, e governatora del Friuli Venezia Giulia, se n’è uscita con l’esortazione a Grasso – seconda carica dell Stato eh! – affinché si ricordii chi l’ha messo là e non faccia storie di fronte alla richieste del grande capo. Roba da matti, veramente. Infine non si capisce se si tratti di vera e propria – e quindi pericolosa – vocazione autoritaria di scuola leopoldiana. O tutte le cose isieme. In ogni caso una minestra indigeribile. Con in più gli occhioni e il blablare toscano di Maria Elena, che va spedito come uno scioglilingua, a farci compagnia e guida e illuminazione costituzionale. Da stramazzo, davvero!!! Semplicemente da stramazzo per terra. Ma anche da pericolo derivante dalla deriva psicologica e politica che spinge a non capire bene la partita che si sta giocando da noi, perché la stagione post democratica apparentemente così soft che viviamo – materia molto da discutere – può avere anche torsioni che sarebbe davvero meglio che non avesse.

Perché l’assuefazione muta l’intelletto e l’anima, annebbia la memoria, isola li portatori e le portatrici di critiche a come vanno le cose. Viene detto che ci sia in atto un mutamento antropologico del partito di Renzi, una volta Pd e ora il fritto misto del carro del vincitore. Ok, anch’io la penso così. Ma non che che il resto intorno a quel fritto misto non muti anch’esso o non si adegui nella stessa direzione.

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