Quando la liberté assume la grinta maschil-statale del divieto in ossequio al “principio” dell’incompatibilità con il “nostro” modo di vestire

Lungi dall’essere “solo” un costume da bagno, il burkini è “espressione di un’ideologia basata sull’asservimento della donna”, quindi è “incompatibile con i valori della Francia e della Repubblica”. E’ la presa di posizione del premier francese Manuel Valls, che esprime così il suo sostegno al bando emesso da alcuni comuni francesi contro il costume per donne musulmane che copre l’intero corpo (il nome burkini dalla contrazione tra burqa e bikini)

Così la cronaca. Che dire di fronte a tanta prosopopea maschile in tema di libertà, valori, civiltà europea? Per di più prosopopea di un capo di governo, che dovrebbe avere l’obbligo, per ruolo e funzione, di pensare in senso lato alla multiforme realtà sociale del suo Paese. Burkini come asservimento della donna, quindi incompatibile con quei valori di cui sopra.Ma la Francia, sulla questione del velo, da tempo è andata elucubrando un’idea della libertà femminile assai discutibile. Allora, il burkini, è quella roba là che dice Valls? Che è simbolo della sottomissione della donna, incompatibile con i valori francesi?. E invece il divieto di Stato sul burkini che cos’è se non la versione nostrana della stessa antica misoginia patriarcale di sottomettere le donne alle regole del vestire, – l’ossessione delle regole del vestire è stata elemento di fondo del patriarcato anche occidentale e oggi si riversa sul vestire differente. Ho visto in Tv un’atleta egiziana che ha riscosso molto successo ed era vestita col suo burkini ma esprimeva nel volto e nel modo di porsi la grande felicità della sua libertà di partecipare ai giochi.

I percorsi della libertà femminile sono diversi e complicati. Le regole del vestire hanno ossessionato sempre la misoginia della società. Tra le tante altre regole che le donne dovevano subire. Misoginia odierna di Stato che fa finta di non capire che oggi tra le donne che indossano il burkini ce ne sono – molte o poche non importa – che lo fanno per scelta, perché vogliono farlo, e più ci sono divieti più crescerà la spinta all’appartenenza comunitaria. Altre un po’ e un po’ e non sanno come procedere ma certo saranno anche loro ostili alle ingiunzioni di Stato. E poi ci sono quelle che subiscono.ma ci sono anche ragazze e signore, che hanno scelto di vestirsi al’occidentale. lo hanno saputo o potuto fare, perché anche quel mondo è complesso e articolato. Lo sappiamo.

Quelle che subiscono, se vogliono, troveranno la strada, chiederanno aiuto, vedranno come fare, nella “libera Francia”e altrove . Non voglio dire quello che penso sulle cose che sto ascoltando in questo momento compitamente enunciate da una conduttrice circa il fatto che quel vestire è un format simbolico che allude alle performance jihadista. Circo mediatico come accademia del sentito dire, insomma. In tutto questo non mi resta che lodare per davvero la prudenza del ministro Alfano e dello stesso Renzi, che hanno detto e ridetto le cose elementari che vanno dette. Pensate un po’

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