Prove di regime: in guerra senza finzioni. Si può

Ieri, 24 novembre, i quattro Tornado che il governo Berlusconi aveva promesso di inviare in Afghanistan sono partiti. Sono aerei da guerra, in tutto e per tutto. Aerei da bombardamento, per la precisione; e non possono essere utilizzati che per questo. Lo dicono gli esperti militari, gli addetti ai lavori, chiunque abbia una testa per pensare liberamente. In Afghanistan le azioni di bombardamento della Nato sono all’ordine del giorno, con sconfinamenti continui nella zona tribale, tra il confine afghano e quello pachistano, con uccisioni di civili inermi di cui più nessuno parla. Anche in Italia, dove nella passata legislatura ogni aspetto della politica estera e militare del governo di centro-sinistra era oggetto di un’infinita e costante attenzione da parte di tutti i media e di tutti gli ambienti pacifisti, oggi la distrazione sulle vicende afghane è invece massima. Da tutte le parti. Ma anche sul target politico-culturale del governo su questa materia – uso delle Forze Armate, concezione della Difesa, missioni militari e quant’altro – non c’è alcuna attenzione. D’altra parte una grande esaltazione bellica contraddistingue il governo della destra, in particolare il ministro La Russa. Esaltazione diretta, senza tanti giri di parole. Sono cadute tutte le finzioni sulla natura della partecipazione italiana alla missione militare in quella zona, sono saltati tutti gli artificiosi distinguo tra il carattere di nation building e peace keeping dell’Isaf e le finalità dichiaratamente belliche di Enduring Freedom. La Nato ha il comando di entrambe le missioni e da tempo invoca, sollecita, fa di tutto, in tutte le salse e in tutte le sedi, perché i Paesi alleati si impegnino direttamente e massicciamente nelle operazioni di guerra. Vedremo le decisioni del nuovo Presidente degli Stati Uniti relativamente ai teatri di guerra e ai lasciti dell’amministrazione Bush nell’Asia Centrale e in Medio Oriente. Per il momento il quadro è quello messo in atto dalle guerre di Bush e i primi segnali da parte di Barak Obama fanno prevedere che il conseguimento di una vittoria militare della Nato in Afghanistan rientra tra le priorità irrinunciabili dei suoi progetti.  E per il momento l’Italia segue a ruota le indicazioni e le decisioni ereditate dall’altra amministrazione, quella dell'”amico” Bush. Vedremo il seguito e in seguito? Vedremo ma forse bisognerebbe ricominciare a fare i conti con la presenza dei militari italiani in giro per il mondo, mentre viene ridotto a residuo ininfluente il vincolo costituzionale  dell’articolo 11 e il ministro della Difesa impazza in un brodo di giuggiole perché finalmente può mettere a disposizione i “nostri ragazzi” per gli usi più diversi. Anche questo è un segno dei tempi che viviamo e che dovrebbe metterci in allarme.  

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