Eretica

Cara Eretica,

il femminismo è stata un’esperienza dell’umano, non un incipit metafisico, non l’epifania di un nuovo mondo. Solo un’esperienza dell’umano femminile, ma poderosa e dirompente, che ha cambiato il gioco delle parti, messo al mondo l’inaudito, condensato, per fare un esempio a me caro, nel dissacrante gesto della vagina, ostentato negli spazi pubblici a sfida del patriarcato. Ha insomma sbaragliato l’ordine del discorso dominante e alcune donne vi hanno contribuito con una particolare lucidità del pensiero e forza dell’azione, che va loro riconosciuta. Ma come tale – come esprienza dell’umano – il femminismo ne porta intrinsecamente i limiti , quelli percui non si esce dalle ricorrenti follie umane o se ne esce in forma claudicante e provvisoria, Come qualsiasi altra vicenda rivoluzionaria, anche il femminismo (nelle sue infinite fliliere) si è presto trasformato in un’aspirazione al potere e in uno strumento  di partecipazione al potere. Politico, istituzionale, accademico, mediatico, economico e altro, IL femminsmo e la politica; qui isi è persa la forza della critica, l’autonomia dell’azione, la capacità femminile di parlare al mondo “spostando le sguardo”, come divevamo a quei tempi, ed è cominciata la lagna della “qualità” femminile, da aggiungere come una salsa salvifica alla politica degli uomini, l’ossessione delle quote rosa, che da sacrosanta norma antiscriminatoria è diventata qualità della democrazia,  mentre la democrazia si sgonfia come un palloncino e l’ordinamento democratico dello Stato non accende più nessuna passione popolare, Per non parlare del seguire l’onda mediatica della lotta per il potere. Tutte le critiche che tu fai mettono in evidenza proprio questo. Che cosa resta di quell’esperienza che ha tuttavia davvero cambiato il mondo e cambiato ognuna di noi e cambiato le donne, cmprese quelle delle nuove generaioni? Bisogna, secondo me, guardare in profondità. Prevalgono innegabilmente gli scarti femminili dell’attitudine umana alla competizione per stare a galla in una politica del potere.  La  supposta, speciale “grandezza” femminile ha ceduto le armi? Non ha restto di fronte alla strutturante e pervasiva potenza del neoliberalismo che si nutre proprio della competizione e concorrenza in tutte le dimensioni? Perché le cose “al femminile”, ancorche femministe, sono quello che sono in prevalenza? Per complicità antropologica funzionale al maschile? Perché i cambiamenti possibili sono solo quelli che si misurano nello spazio del tempo che viviamo e buona notte al seccho? Perché anche laddove tutto il potere del maschile fosse eroso e un fiume di donne li sostituisse i meccanismi del potere rimarrebbero uguali ele donne non ne possono essere immuni? Io sono femminista dagli anni sessanta  continuo a essere ostinatamente femminista perché il mio femminismo è un tutt’uno col mio stare al mondo e guardare  le cose.  Ma, proprio per questo, non ho mai teorizzato virtù angelicate, differenze magistrali, sapienze strategiche delle donne. Registro che nell’espereinza umana femminile, antropologicamente sedimentata e singolarmente vissuta, ci sarebbe materiale per acchiappare le cose del mondo da un altro punto di vista, che forse potrebbe contribuire a canbiare almeno un po’ le cose. Ma a parte riflessioni solitarie, prevale quello che tu registri. Ma tutte le grandi idee, passioni, promesse, rivoluzioni si logorano, diventano altro. Più o meno rapidamente. Spesso nellospazio di un mattino. Io sono di sinistra e quello che tu dici di certi femminismi e del femminismo io potrei dirlo – e spesso lo dico – della sinistra.Anche di quella in cui oggi mi colloco
Potremmo magari organizzare un incontro “eretico per parlarne”. Un a bbraccio e grazie per l’ostinazione e l’acribia delle tue argomentazioni.

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