• Category Archives Intifada
  • Funerali di Stato

    Il capo dello Stato con i corazzieri di ordinanza, il premier e qualche ministro al seguito, pochi parlamentari e molti militari, e poi il sindaco de L’Aquila e i sindaci, con le fasce tricolore, i leggendari vigili del fuoco col coraggio di sempre e i servizi di sicurezza, le macchine col lampeggiatore e i pullman dai comuni vicini. E la stampa, come sempre tracimante e fuori misura, soprattutto quando Silvio Berlusconi si muove a occupare la scena. Di fronte a noi le bare in bell’ordine, una piccolina, bianca contrassegnata dal numero 207, poggiata sopra un’altra, quella della madre. Continue reading  Post ID 167

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  • Regime in corso: Berlusconi attenta ai poteri dello Stato

    Ostracismo a una sentenza della Cassazione, che è inappellabile, scontro diretto col Capo dello Stato, ordine di servizio al Parlamento della Repubblica. Che volete di più? Siamo all’attuazione della trasformazione, per diktat, prove tecniche di golpe, rottamazione della Costituzione, dell’ordinamento repubblicano in un regime presidenzialista ademocratico, di ispirazione reazionaria. Silvio Berlusconi sa bene quello che fa e lo fa per calcolo politico, spregiudicatezza istituzionale, delirio di potenza. Quello che fa non sono atti irrituali, come in questi giorni si è sentito dire con leggerezza sui telegiornali. Silvio Berlusconi , con piena consapevolezza, attenta ai poteri dello Stato, all’ordinamento dello Stato, alla democrazia fondata sulla Costituzione repubblicana. Ha un’altra visione dello Stato, plebiscitaria e ademocratica, fondata su un presidenzialismo di tipo personale, senza bilanciamento dei poteri, senza controlli e garanzie democratiche e con i media il più possibile, anzi tutti, in suo potere. Continua a dire che il popolo l’ha votato, quindi lui può fare quello che vuole. Esattamente il contrario della nostra democrazia e di qualsiasi altra democrazia degna di questo nome, di quelle cioè che stabiliscono che il potere politico venga esercitato nell’ambito di regole fondamentali stabilite dalla Costituzione. Solo i dittatori, i caudilli, gli avventurieri della politica fanno il contrario. Berlusconi mette in gioco le regole della democrazia anche per calcolo politico. O calcoli politici di varia natura, Il disegno di legge sulla sicurezza, che il Senato ha appena votato non piace al Vaticano perché discrimina i migranti. Ma la mossa sulla vicenda Englaro strappa i consensi entusiastici della Chiesa. “Do ut des” dicevano i Romani, che della politica avevano capito tutto. L’entusiasmo di oggi in cambio del silenzio di domani. Il Vaticano ha una lunga storia di complicità o di accomodamenti di questo tipo. Oppure Berlusconi vuole accelerare i tempi della sua andata al Quirinale, per dirigere meglio da là la danza macabra sulle spoglie della Repubblica. Berlusconi è un pericoloso avventuriero della politica. Poi c’è il narcisismo, l’ossessione di passare alla storia e di lasciare il segno. Il nostro Paese è afflitto da tipologie maschili di questo tipo. Grottesche e patetiche in tempi normali. Ma oggi i tempi non sono normali. Intanto Veltroni, l’altro lato della tragedia italiana, dorme o fa esternazioni patetiche,

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  • Intifada

    Un massacro senza precedenti nella Striscia di Gaza a opera del governo di Israele. Un massacro annunciato, di cui già parlavano nei giorni precedenti media e cancellerie del pianeta e che nessuno ha fermato. Responsabilità, complicità, silenzi, con qualche raro sussurro, a livello internazionale. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon si è detto allarmato, il capo della politica estera dell’Unione europea Javier Solana, tramite portavoce, ha fatto sapere di essere preoccupato. Continue reading  Post ID 145

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  • Prove di regime: in guerra senza finzioni. Si può

    Ieri, 24 novembre, i quattro Tornado che il governo Berlusconi aveva promesso di inviare in Afghanistan sono partiti. Sono aerei da guerra, in tutto e per tutto. Aerei da bombardamento, per la precisione; e non possono essere utilizzati che per questo. Lo dicono gli esperti militari, gli addetti ai lavori, chiunque abbia una testa per pensare liberamente. In Afghanistan le azioni di bombardamento della Nato sono all’ordine del giorno, con sconfinamenti continui nella zona tribale, tra il confine afghano e quello pachistano, con uccisioni di civili inermi di cui più nessuno parla. Anche in Italia, dove nella passata legislatura ogni aspetto della politica estera e militare del governo di centro-sinistra era oggetto di un’infinita e costante attenzione da parte di tutti i media e di tutti gli ambienti pacifisti, oggi la distrazione sulle vicende afghane è invece massima. Da tutte le parti. Ma anche sul target politico-culturale del governo su questa materia – uso delle Forze Armate, concezione della Difesa, missioni militari e quant’altro – non c’è alcuna attenzione. D’altra parte una grande esaltazione bellica contraddistingue il governo della destra, in particolare il ministro La Russa. Esaltazione diretta, senza tanti giri di parole. Sono cadute tutte le finzioni sulla natura della partecipazione italiana alla missione militare in quella zona, sono saltati tutti gli artificiosi distinguo tra il carattere di nation building e peace keeping dell’Isaf e le finalità dichiaratamente belliche di Enduring Freedom. La Nato ha il comando di entrambe le missioni e da tempo invoca, sollecita, fa di tutto, in tutte le salse e in tutte le sedi, perché i Paesi alleati si impegnino direttamente e massicciamente nelle operazioni di guerra. Vedremo le decisioni del nuovo Presidente degli Stati Uniti relativamente ai teatri di guerra e ai lasciti dell’amministrazione Bush nell’Asia Centrale e in Medio Oriente. Per il momento il quadro è quello messo in atto dalle guerre di Bush e i primi segnali da parte di Barak Obama fanno prevedere che il conseguimento di una vittoria militare della Nato in Afghanistan rientra tra le priorità irrinunciabili dei suoi progetti.  E per il momento l’Italia segue a ruota le indicazioni e le decisioni ereditate dall’altra amministrazione, quella dell'”amico” Bush. Vedremo il seguito e in seguito? Vedremo ma forse bisognerebbe ricominciare a fare i conti con la presenza dei militari italiani in giro per il mondo, mentre viene ridotto a residuo ininfluente il vincolo costituzionale  dell’articolo 11 e il ministro della Difesa impazza in un brodo di giuggiole perché finalmente può mettere a disposizione i “nostri ragazzi” per gli usi più diversi. Anche questo è un segno dei tempi che viviamo e che dovrebbe metterci in allarme.  

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  • Prove di regime: razzismo per legge

    Il Senato della Repubblica è alle prese da qualche giorno con un disegno di legge sulla “sicurezza” che di sicuro ha soltanto  il suo profilo inequivocabilmente razzista e xenofobo. Senato della Repubblica italiana: occorre ricordarlo di che parliamo, perché delle cose della storia nazionale ormai ci si dimentica con estrema facilità e l’indifferenza a quello che il Parlamento va decidendo in questa epoca non proprio luminosa è preoccupante. Continue reading  Post ID 134

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  • Prove di regime: baionette e trincee

    E’ meglio non dimenticarci troppo in fretta dei riti celebrativi che si sono susseguiti il 4 novembre. Perché dimenticare quei riti, quelle dichiarazioni, quelle performances televisive può equivalere a lasciar sedimentare nel profondo della coscienza i messaggi militaristi così cari alla propaganda patriottica dell’ala nazional alleanzista del Pdl, che ha avuto in appalto la propaganda del settore e ci si è buttata a pesce. Continue reading  Post ID 129

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  • Prove di regime: la smentita

    La performance di Silvio Berlusconi – prima ha minacciato sfracelli polizieschi contro scuole e università in lotta, poi da Pechino ha detto di non aver minacciato proprio niente – non è cosa di poco conto per capire il fenomeno dell’incalzante e invadente berlusconismo e di come Berlusconi guidi le danze. Che il premier, che si picca di essere  un grande comunicatore, si esprima in maniera così dissonante – apparentemente dissonante – nel giro di ventiquattro ore, su una questione così importante come la rivolta della scuola,  non può certo essere considerato un incidente di percorso. Continue reading  Post ID 127

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  • Bambini rubati

    Stando a una ricerca dell’Università di Verona, non rientra nelle abitudini delle zingare rubare le creature. Le conclusioni dell’accademica ricerca sono nette e inequivocalbili. Dal 1986 al 2007 sono stati 29 i casi segnalati di presunti rapimenti ma al dunque sono stati 6 i casi in cui si è arrivati al processo e tre  le condanne effettivamente comminate per tentato sequestro fallito. In tutti i casi la presunzione di rapimento non si fondava su certezze fattuali ma su pregiudizi culturali. Indicare nella zingara l’inquietante figura della ladra di bambini rientra in stereotipi culturali duri a morire, spiega la ricerca dell’Università veneta, risalenti in particolare a una commedia veneta del 1545, intitolata “La zingana”. Ma pregiudizi di tal fatta, sottolinea sempre la ricerca, già esistevano e la commedia li ha solo molto enfatizzati. Questo si può leggere su Vanity Fair del 1 Ottobre di quest’anno, rivista trendy che casualmente ho sfogliato dal parrucchiere. Se qualche Ministero competente di questa triste Repubblica senza più storia facesse un  messaggio progresso su questa e simili ricerche forse darebbe un qualche utile contributo a ristabilire sui giusti binare il problema della sicurezza. O no?

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  • Revival di regime

    Potremmo definirlo, come qualcuno propone, un processo di defascistizzazione del fascismo, quello che sta prendendo piede in Italia, mentre maggioranza e opposizione consumano il loro tempo tra scontri e minuetti da swing politically correct e Berlusconi va avanti come un treno e sembra che nessuno possa fermarlo. Continue reading  Post ID 121

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  • Rosso d’antan

    Manifestazione dell’undici ottobre. Il rosso portato in corteo, il rosso che deborda, invade le strade. sommerge le donne e gli uomini, gioca a nascondere  i mille simboli delle differenze in piazza. Il rosso trionfante che scalda i cuori ed emoziona ancora, come il remake di un film che ti è entrato nella memoria e fa parte di quello che sei, non ti vuole lasciare. Malgrado tutto. Il rosso che per un giorno, un pomeriggio romano bello come sanno essere ancora certi pomeriggi dell’ottobre romano, crea uno scenario di comunanza e condivisione tra chi ha intrapreso la fatica del viaggio, risposto all’appello, innalzato al cielo le sue bandiere. Ma le differenze rimangono irriducibili, ostinate, ossificate. E ci sono tutte, in piazza,  in nome di quel rosso che le cela ma non le cancella, di quel colore che  dovrebbe spingere alla politica e invece rischia di imprigionare l’azione entro il cerchio escludente di ogni memoria diversa dall’altra, ostile e diffidente verso le altre. Ancora vanamente alla ricerca ognuno del proprio ubi consistam. Scenario e scenografia in rosso, dunque, non spazio pubblico? Io così l’ho vissuta la manifestazione dell’undici, che ho percorso in lungo e in largo per capire. Ma so che nulla è mai così automatico, così scontato, così banale, soprattutto quando la crisi della sinistra ha raggiunto un punto di  non ritorno come oggi e di tutto si deve fare tesoro per non soccombere. Il rosso celava anche spicchi di realtà mossi quel pomeriggio all’appuntamento da ciò che sta oltre il rosso, dai problemi dell’oggi, dalla scuola messa sotto assedio, dalla crisi che morde la vita, dall’insopportabile deriva autoritaria della Repubblica non più costituzionale.  Assumersi tutti e tutte la responsabilità politica di non disperdere quel patrimonio comune, oltre il rosso, che ci ha portato in piazza. C’è un simile patrimonio, una porzione sia pure piccola e inziale, oltre la passione durevole del rosso? Si dovrebbe ricominciare da qui, cercando e mettendo in politica quell’oltre. Perché il rosso dell’undici ottobre non  rimanga soltanto un colore d’antan. 

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