• Category Archives Dialoghi
  • Repubblica mon amour

    Il 2 giugno è l’ anniversario della proclamazione della Repubblica italiana, nata dalla Resistenza e da uno straordinario moto di popolo che restituirono al nostro Paese dignità, libertà e democrazia. E’ una data fondamentale della storia nazionale, che dovrebbe essere ricordata soprattutto per il grande valore civile che animò quella stagione italiana e si manifestò nei lavori dell’Assemblea Costituente.
    La Repubblica venne conquistata dal popolo italiano attraverso l’esercizio democratico del voto – per la prima volta il voto fu veramente universale, comprendendo anche le donne – e dopo avere subìto, sotto il regime monarchico, venti anni di dittatura fascista, l’occupazione nazista del Paese, l’avventura di guerre coloniali e la tragedia di due guerre mondiali. Il voto popolare che portò alla proclamazione della Repubblica fu contemporaneo all’avvio  dei lavori dell’Assemblea costituente, che nel 1948 approvò la Carta costituzionale, ispirata ai grandi princìpi dell’uguaglianza, della libertà, della democrazia e della pace: quelli posti a fondamento della nostra Repubblica e che oggi appaiono sempre più in bilico, per incuria e smemoratezza di troppi. La festa del 2 giugno dovrebbe avere un carattere eminentemente civile, mettere in luce e valorizzare la vocazione di civiltà contenuta nella Costituzione repubblicana. Le Forze armate hanno la loro ricorrenza che è il 4 novembre. La loro funzione, costituzionalmente riconosciuta( e vincolata (articolo 11), i loro meriti e sacrifici, quello che rappresentano nell’ordinamento democratico del nostro Paese, tutto questo può essere ricordato quel giorno.
    Il 2 giugno è invece la Repubblica: creatura complessa e articolata come è nella natura della democrazia, non riducibile alla manifestazione ai Fori Imperiali ma neanche raffigurabile in quella sfilata miliare. Creatura, la Repubblica, tra l’altro oggi fragile, in trasformazione sotto i nostri occhi senza quasi che ce ne accorgiamo, su cui dovrebbe essere attivata la massima vigilanza democratica, prima che il suo profilo costituzionale venga definitivamente stravolto.
    Come cittadina della Repubblica vorrei che di essa risaltasse la quotidianità del vivere democratico, che la Costituzione garantisce e la politica invece quotidianamente svilisce. Vorrei che venisse festeggiata con incontri e racconti, feste e festoni, bandiere della pace e presidi per togliere l’embargo a Gaza, musiche dell’acqua e banchetti per l’acqua. E impegni seri di chi sa ancora ricordare che la nostra è in Costituzione una Repubblica fondata sul lavoro.

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  • Lettera alla mia giovane amica Francesca Ferrucci

    Cara Francesca,

    ho portato nel cuore in questi mesi estivi le cose che mi scrivesti all’inizio di luglio a proposito di quanto penso – e ho scritto – sulla fine della sinistra. Scrivi di condividere le mie analisi ma ti mette a disagio l’appello, che ho firmato con altre donne, sul “coraggio di finire”. Non hai conosciuto, per evidenti ragioni anagrafiche, la “politica alta” del Novecento – o quella che a noi pareva tale e così l’abbiamo raccontata. Se non, dici ancora, per via indiretta, per contiguità e simpatia con l’esperienza di adulti del tuo mondo. E temi oggi di restare a mani vuote, senza orizzonte di senso e col cuore colmo del rimpianto di non poter vivere una “grande” esperienza di sinistra, di fronte a una realtà che invece ne avrebbe quanto mai bisogno. Anch’io provo disagio, talvolta molto aspro, quando vedo perdute o tumefatte e irriconoscibili le tracce di una storia che è stata anche la mia storia, e di tante e tanti, e fu capace, quella storia – così a me sembra ancora – di lasciare un segno positivo così profondo nella vita delle persone, delle relazioni sociali, delle regole dello Stato e del senso profondo delle cose da esigere oggi, da chi, fin dall’inizio o via via, col tempo, non l’aveva accettata, un’opera – col linguaggio politico di una volta si sarebbe detto “una strategia” – di vera e propria restaurazione a tutti i livelli. Continue reading  Post ID 190

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  • Donne: la giustizia secondo giustizia

    Una donna, una deputa del Pd di nome Sabina Rossa, ha compiuto un passo di giustizia presentando alla Camera una proposta di legge che, se approvata, eliminerà dal nostro Codice Penale il segno – uno dei tanti in quel testo – di alcune tracce dure a morire di una concezione arcaica e storicamente datata della giustizia. Continue reading  Post ID 148

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  • Donne: i seguaci del vescovo Cirillo

    Il mullah Fazlullah, che odia la tv ma è fanatico della radio, ha emesso via radio una sentenza contro il diritto di bambine e ragazzine di studiare. La cosa avviene nella valle dello Swat, in Pakistan, che fino a pochi anni fa era una zona, tranquilla, di grande e scenografica bellezza, a poche ore di macchina dalla capitale Islamabad. La frequentavano molti turisti della montagna e le bambine andavano tranquillamente a scuola. Continue reading  Post ID 147

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  • Donne: “Di scienza e d’intelletto” Sempre di passione

    Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la scienza, compie cent’anni nell’aprile di quest’anno. Continua indefessamente la sua attività di scienziata e spiega che il merito di tutto sta nella “plasticità neuronale”. Il che significa che il cervello umano, se non intervengono malattie come l’Alzheimer, ha la capacità di supplire via via alla sparizione di neuroni cercando circuiti alternativi. Continue reading  Post ID 146

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